venerdì 22 marzo 2013
Dù marò!
- Dopo il voto vi rimandiamo i marò.
- OK.
- No, era uno scherzo, col cazzo che li riavrete, poi li giustiziate, restano in Italia.
- Bastardi, vi bombardiamo.
- Fregasega.
- E comunque guardate che, se ce li riportate, non rischiano la pena di morte.
- Ah, OK, rieccoveli, scherzavamo di nuovo.
- Grazie.
(al loro rientro)
- Scherzavamo pure noi. Uccideteli!
BANG. BANG.
lunedì 3 dicembre 2012
La maledizione di Goria
La sconfitta di Renzi contro Bersani, al di là di simpatie o antipatie più o meno ideologiche, mi fa pensare a un dato di fatto. A meno che il PdL non riesca in un'impresa che equivale a scalare il Mortirolo su una Graziella, bendati, pedalando all'indietro con vento contrario il giorno dopo un ictus, quasi sicuramente neanche il prossimo vincitore delle elezioni politiche potrà almeno avvicinarsi a un record che resiste da ormai 25 anni: quello del più giovane Presidente del Consiglio. Un primato che resta saldamente in mano alla buonanima di Giovanni Goria, democristiano di Asti che per alcuni mesi a cavallo tra l'87 e l'88 guidò il governo, all'età di 44 anni. Si badi bene: non trenta, non trentacinque, ma quarantaquattro, un'età che per il resto d'Europa sarebbe abbondantemente nella media (vedi Blair, Zapatero e la Scandinavia tutta). Da 25 anni non si riesce a trovare un capo del governo di un'età almeno paragonabile (forse solo D'Alema nel '99, ma aveva comunque già passato i 50). E meno male che stiamo parlando della cosiddetta "vecchia DC", da sempre vista come una via di mezzo tra un hospice e un museo archeologico.
Ma forse una spiegazione c'è. Dopo l'infelice esperienza di governo, Goria si ammalò di tumore ai polmoni e morì ad appena 51 anni. E, da lassù (o da laggiù, dipende come San Pietro ha giudicato il suo coinvolgimento in Tangentopoli), continua a lanciare la sua maledizione contro chiunque osi sfidare il suo primato. E allora, caro Matteo, forse è stato meglio così. Sai mai che non porti sfiga?
venerdì 14 settembre 2012
Il Comune del mio condominio
La prima: un articolo del Corriere, basato su un'inchiesta di Report, stigmatizza la divisione dell'Isola d'Elba (223 km2, circa 30.000 abitanti) in ben 8 comuni autonomi, ciascuno con il proprio staff e relative spese. Alcuni sindaci hanno proposto di creare un unico grande comune, ma per ora restano "voces clamantes in deserto".
La seconda, tratta da Repubblica-Bologna: nella provincia del capoluogo emiliano cinque comuni, assai diversi tra loro per ubicazione, morfologia, storia e popolazione, stanno procedendo a gran velocità verso l'unificazione. Il nuovo comune, il cui nome sarà scelto dai residenti tramite referendum, sorgerà nel 2014 e conterà anch'esso circa 30.000 abitanti.
Allora mi chiedo: visto che in fondo è possibile e l'iter in sé sarebbe complesso ma non impossibile, per quale motivo, prima di andare a scomodare i "pesci grossi", ossia le Province, non si comincia ad accorpare per legge certi comuni che, presi singolarmente, non arrivano neppure alla popolazione di un condominio?
Una rapida scorsa su Wikipedia offre una casistica impressionante. Pedesina, in provincia di Sondrio, ha 34 abitanti. Guardando il sito del Comune, si scopre che tra Sindaco, Giunta, Segretario e Consiglio Comunale, rivestono cariche pubbliche 13 persone, ossia quasi la metà della popolazione. E che dire di Morterone (Lecco), 33 abitanti, che di fatto non ha neppure una sede comunale, poiché il sindaco riceve negli uffici del vicino Comune di Ballabio? Che senso ha tenere disgiunti questi due comuni?
La lista prosegue, comprendendo gran parte delle regioni italiane.
Chamois (Aosta): 96 abitanti.
Moncenisio (Torino): 42 abitanti.
Carcoforo (Vercelli): 79 abitanti.
Rima San Giuseppe (Vercelli): 69 abitanti.
Rassa (Vercelli): 73 abitanti.
Selve Marcone (Biella): 99 abitanti.
Sambuco (Cuneo): 98 abitanti.
Pietraporzio (Cuneo): 94 abitanti.
Argentera (Cuneo): 78 abitanti.
Canosio (Cuneo): 87 abitanti.
Carrega Ligure (Alessandria): 85 abitanti.
Menarola (Sondrio): 46 abitanti.
Maccastorna (Lodi): 66 abitanti.
Rondanina (Genova): 73 abitanti.
Zerba (Piacenza): 94 abitanti.
Montelapiano (Chieti): 77 abitanti.
Baradili (Oristano): 95 abitanti.
E così via, per un totale di oltre 50 comuni sotto i 100 abitanti. Quelli tra i 100 e i 200, ugualmente poco significativi, sono molti di più. Quanto costa la loro gestione? Quanto devono essere alti e appuntiti i loro campanili? Perché tutte queste resistenze, quando un eventuale accorpamento nulla toglierebbe alla storia, alle tradizioni, all'economia e, perché no, al prestigio degli ex-comuni? E' come se volessi autoproclamarmi sindaco del mio condominio. A quel punto, faccio assessore alla comunicazione e alle pubbliche relazioni la pettegola del quarto piano, assessore al bilancio quello del quinto piano che litiga sempre con l'amministratore per il riparto delle spese, e assessore all'urbanistica la vecchietta del primo piano che innaffia le fioriere. E assessore alla cultura? Mia moglie, che è insegnante. Tanto, la logica è quella.
sabato 31 dicembre 2011
GTI - Grandi Tesi Indimostrabili (3) - Perché bisogna guardare al 2012 con ottimismo
1. Perché non c'è più Berlusconi. Il fatto che molti dei provvedimenti dell'attuale governo, se presi da Silvio e soci, avrebbero probabilmente scatenato un'insurrezione popolare, tanto auspicata anche da molti di quelli che adesso tacciono, è del tutto ininfluente. Che saranno mai duemila euro in meno, per avere finalmente un Capodanno senza Bossi, Brunetta e la Gelmini?
2. Perché, sul filo di lana, ci ha lasciato Tremaglia, orgoglioso repubblichino che però, dopo aver firmato la legge per il voto degli italiani all'estero, autogol decisivo per la vittoria di Prodi nel 2006, e soprattutto dopo essere passato ai noti centristi di Futuro e Libertà, è diventato per molti un simpatico e folcloristico vecchietto.
3. Perché la Virtus Bologna ha vinto in trasferta.
4. Perché Minzolini non è più a capo del TG1.
5. Perché nessun altro è a capo del TG1.
6. Perché sono convinto che Bruce Springsteen si deciderà a far causa a Jovanotti per il plagio di "Streets of Philadelphia".
7. Perché, ancor più sul filo di lana, si è risolta definitivamente la spinosa questione del San Raffaele: diventerà il mausoleo di Don Verzè.
8. Perché presto arriverà a Lele Mora un'altra fornitura di cerotti.
9. Perché Katy Perry è di nuovo single.
10. Perché il cinepanettone va malissimo (solo qualche milione di euro di incassi) e il Grande Fratello rischia di chiudere anzitempo, per overdose di tamarreide.
Insomma, i motivi per guardare al 2012 con ottimismo non mancano. A condizione di non pretendere di arrivare al 2013: almeno un po' di realismo, cazzo!
lunedì 17 ottobre 2011
venerdì 9 settembre 2011
GTI - Grandi Tesi Indimostrabili (2): Perché bisogna ignorare le critiche
Le critiche sono costruttive. Infatti non vedi l'ora di tirar su un bel muro fra te e chi ti critica.
Le critiche vanno accettate. Ma si fa meno fatica con una sega circolare.
Criticare non vuol dire interferire nella tua vita. Solo rendertela peggiore.
Le critiche aiutano a migliorare. La mira.
Si impara più dalle critiche che dagli apprezzamenti. E' vero: si impara ad evitare certa gente.
Se uno ti critica, non vuole mancarti di rispetto. Ma tu comportati come se lo facesse.
Ascolta sempre chi ti critica. Ma a debita distanza: di sicuro gli puzza l'alito.
Spesso chi critica vuole aiutarti. Ma, come diceva Wilde, con le migliori intenzioni si ottengono i risultati peggiori.
Se uno ti critica, non fare il permaloso. Mandalo direttamente affanculo.
In definitiva, bisogna fare di tutto per evitare, sminuire, delegittimare, ignorare bellamente le critiche. Per non parlare dei suggerimenti, che sono la versione ipocrita delle critiche. E penso proprio di poterlo dire oggi, dopo aver letto l'ennesima presa in giro sui tagli ai costi della politica.
domenica 17 luglio 2011
Continuità
A ben vedere, tuttavia, un tangibile segno di continuità tra la gestione dei rispettivi direttori si può trovare a mezz'altezza della home page del sito, sulla destra. E' la campagna contro le pubblicità sessiste. Dove, ormai da un mese, campeggiano due meravigliose bocce che stringono tra loro una bottiglietta di profumo. Eccolo, un preciso segno di continuità editoriale. Due tette in home page, come i siti dei principali concorrenti. Con l'aggravante che, qui, vorrebbero veicolare un messaggio esattamente contrario. Un epic fail da PD dei tempi d'oro. Davvero ben Fatto.
martedì 31 maggio 2011
Bondacci sua
Desolante scenario
Devastate macerie
Stiletti guizzanti
Fondoschiena parato.
giovedì 31 marzo 2011
Promemoria da Lampedusa
Secondo: se davvero vuoi farci un casinò, non sperare che ci arrivi gente col traghetto Siremar da Porto Empedocle, perché quella sì che è una vera "carretta del mare".
Terzo: a Lampedusa più che altro servirebbe un reparto maternità, visto che le donne dell'isola vanno a Palermo a partorire a proprie spese.
Quarto: un campo da golf ha bisogno di migliaia di litri d'acqua al giorno. Farlo in una zona in cui i rubinetti vanno a fasi alterne, con l'acqua di un dissalatore, è pura demenza.
Quinto: ma ti faceva proprio schifo la base USA dismessa a Comiso per trasferire i migranti?
Sesto: quegli energumeni che ieri, con fare definibile unicamente come mafioso, minacciavano di picchiare alcuni contestatori che volevano esporre uno striscione, non credo siano raccomandabili come guardie del corpo.
Settimo: non rubare. Ah, no, scusa Silvio, questo non c'entra niente. Reset.
Ottavo: comprar casa a Lampedusa in questo momento è un affarone, già che c'eri potevi acquistare direttamente mezzo paese e mandarci in vacanza le tue olgettine, così erano meno in vista e al telefono non si lamentavano di te.
Nono: quel "forse costruiremo una scuola", detto dopo il casinò e il campo da golf, dimostra sia l'idea che hai dell'istruzione, sia l'immagine di villaggio vacanze in cui vorresti trasformare l'isola (allora dopo sì che gli immigrati cambierebbero rotta: si sentirebbero troppo pezzenti!).
Decimo: l'esenzione fiscale promessa ai lampedusani vale anche per la tua neo-villa?
Undicesimo: hai detto all'incirca "sono venuto solo adesso perché sono abituato a portare soluzioni". Cavolo, rispetto a Napoli i tuoi tempi di reazione si sono un po' allungati. Urge esercizio.
Dodicesimo: le Regioni non vogliono i rifugiati, i lampedusani non ne vogliono più, i Paesi di provenienza col cazzo che se li riprendono indietro. Intanto ne giungono altri. Dove li mandi in 48-60 ore, Silvio? Nel vulcano finto di Villa Certosa?
Tredicesimo: a Porto Empedocle, dove partono le navi per Lampedusa, c'è uno splendido biglietto da visita per il viaggio: dal porto si vede una strada mai ultimata, un viadotto che si interrompe a venti metri da una galleria, ormai invaso da ruggine ed erbacce. Che dici: lo facciamo patrimonio UNESCO?
Quattordicesimo: se proprio vuoi fare tutte queste cose sull'Isola, Silvio, datti una mossa. Che sia un processo breve.
lunedì 28 marzo 2011
Rosicone
Rosicona part two - Rita Dalla Chiesa, scoperta la pietosa bufala a Forum della finta aquilana pro-Silvio, reagisce piccata, sostenendo di non aver nulla di cui vergognarsi. Vero. E' solo colpa di suo padre, vittima della mafia perché si era fermamente opposto all'uso del preservativo.
martedì 16 novembre 2010
Letterine
lunedì 8 novembre 2010
La crisi della modernità
martedì 2 novembre 2010
Loro sì che avevano capito tutto
Il brano in questione si chiama "Il pappagallo", e apriva il secondo album degli 883, "Nord Sud Ovest Est" (1993, anno 1 a.S.), con la sfiga di capitare subito prima la ben più nota "Sei un mito". Listen and repeat:
Il pappagallo parla anche di ciò che non sa
ti guarda dallo schermo e una lezione ti dà
il pappagallo sa che cosa è giusto per te
lui sa di non sbagliare è troppo pieno di sé
Sempre in pista, con la tua giacca blu
moralista, ragioni solo tu
arrivista, per un po' d'auditel
spari a vista e si alza l'indice
estremista, ma con umanità
opportunista, sempre un po' qua un po' là
casinista: le risse pagano
ti metti in lista, politico da show
RIT: Pappagallo, noi non crediamo più
al tuo stupido parlarti addosso
pappagallo, sei uguale anche tu
siete tutti nello stesso cesso (x2)
Arrogante, non per sincerità
solamente per popolarità
replicante di chi sta sopra te
sorridente ai party negli hotel
strabordante: parole in quantità
non c'è niente che mai ti fermerà
solamente spegnendo la tivù
non ti si sente e non ci stressi più.
RIT: Pappagallo, noi non crediamo più (ecc.)
domenica 3 ottobre 2010
Contestualizzami questo
Monsignor Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, sminuisce le polemiche sulla barzelletta con bestemmie [di Berlusconi]. "Bisogna sempre in questi momenti saper contestualizzare le cose", dice. "Certamente, non bisogna da un lato diminuire la nostra attenzione, quando siamo persone pubbliche, a non venir meno a quello che è il nostro linguaggio e la nostra condizione; dall'altra credo che in Italia dobbiamo essere capaci di non creare delle burrasche ogni giorno per strumentalizzare situazioni politiche che hanno già un loro valore piuttosto delicato", conclude Fisichella.
Va bene. Allora, Monsignor Fisichella, quello che Lei ha affermato è, teologicamente, un'emerita stronzata, una puttanata indegna del peggior paraculo. Però, Eminenza, non se la prenda: saprà di certo contestualizzare questo mio giudizio.
lunedì 6 settembre 2010
Mirabello caput Italiae
E, a questo punto, in tanti si sono anche chiesti (a volte anche ironicamente, come l'amico Alexfor), perché proprio Mirabello, e se ci siano significati particolari dietro la scelta di questo paese.
Ci sono, eccome.
Mirabello, che ormai da un quarto di secolo organizza il raduno annuale dei fascisti-postfascisti-exfascisti-pidiellini pentiti, è nel bel mezzo di una vasta area nella zona occidentale della provincia di Ferrara, che comprende anche paesi non proprio piccoli (Cento, Bondeno, Sant'Agostino…) ed è stata una delle prime ad essere colonizzata dalla destra nella “rossa” Emilia, insieme a Parma e parte del Piacentino. E' un po' il simbolo della progressiva trasformazione dell'Emilia-Romagna da roccaforte inespugnabile a terra sempre più colorata di azzurro (ma non c'entra l'Adriatico) e di verde (ma non c'entrano le pinete). E non c’è verso di batterli, almeno per ora. Nel frattempo, per restare in Regione, si sono presi anche altri comuni di media grandezza, in precedenza sempre amministrati dalla sinistra, come Sassuolo, Guastalla, Comacchio e alcuni comuni del Riminese.
E io sono molto preoccupato.
Sì, davvero molto preoccupato.
Di tutti questi negri.
lunedì 2 agosto 2010
Un giorno non cambia nulla
In fila aspettano una coppia di quarantenni e la loro figlia, una ragazzina di dodici anni, lunghi capelli lisci e occhiali da vista dalla montatura spessa. La ragazza è emozionatissima, non vede l’ora che sia il loro turno, che finalmente dall’altra parte del vetro si materializzi il biglietto per la felicità. Parigi! Primo viaggio all’estero della sua vita. L’avventura di un’intera giornata in treno, a respirare ogni paesaggio, e la sera arrivare in quella città sconfinata, che di sicuro la lascerà a bocca aperta, senza parole, ad ascoltare solo il suo batticuore.
Ecco, tocca a loro.
“Buongiorno, mi dica”, fa il bigliettaio al padre.
“Buongiorno. Vorremmo prenotare tre posti sul treno diurno da Bologna a Parigi, per il due del mese prossimo”.
Le parole magiche son tutte qui.
“Il due? – si stupisce il bigliettaio – Ne è proprio sicuro?”
Il padre è colto di sorpresa: “Sì, perché?”
“Se vuole farsi il viaggio in treno – consiglia l’uomo, sfogliando l’orario – quel giorno lì glielo sconsiglio proprio”.
“E perché?” fa eco la madre.
“Perché sarà il giorno più pieno dell’anno, a Bologna sarà un carnaio, rischiate di partire già stressati. Tra l’altro, il treno è quasi del tutto pieno, e quel giorno lì è facile che porti ritardo”.
Lo sguardo della madre trasmuta in una smorfia.
Il bigliettaio si sporge leggermente verso il padre, in fila non c’è nessun altro.
“Sa cosa farei, se fossi in voi?”
“Cosa?” chiede il padre, brusco. Rinunciare, non se ne parla. Sono i suoi unici giorni di ferie dell’anno, vuole goderseli con la famiglia in un posto che non sia il solito mare. E poi c’è la promessa fatta a sua figlia.
“Partirei o di sera, con le cuccette, che però costano di più, oppure il giorno dopo, il tre, quando sarà tutto molto più tranquillo. Potrete scegliere i posti, ci sarà meno ressa”.
La figlia mette il broncio. Ogni ora in meno a Parigi le pesa come una zavorra. Se potesse, partirebbe all’istante.
“Datemi retta – conclude il bigliettaio – Perderete un giorno di vacanza, ma poi la vivrete in modo decisamente migliore”.
Il padre esita. Sacrificare un giorno di vacanza su dieci non è mai piacevole. “Papà, partiamo lo stesso!”
“Invece, secondo me – interviene la madre – il bigliettaio ha ragione. Meglio rimandare al giorno dopo. Sono stanca, non ho voglia di partire già stressata”. La figlia la guarda storta.
Il padre riflette. Cerca di immaginarsi come potrebbe essere la stazione di Bologna quella mattina. Non ci riesce, non l’ha mai vista piena, a Bologna ci sarà andato sì e no tre volte in tutta la sua vita. Ma il pensiero di quella bolgia lo atterrisce. No, il casino prima di partire, no.
“Io le ho detto quel che penso – taglia corto il bigliettaio – poi decida lei”.
Dietro i tre arrivano altri turisti.
“Va bene – si rassegna il padre – Partiamo il giorno dopo, il tre. Se si può fare il viaggio con più calma…”
“Papà…”
“Cristina, dai, alla fine un giorno non cambia nulla”.
La figlia cova una rabbia sorda, ma si adegua. Ora quel biglietto non le sembra più così magico. Mentre escono, i genitori cercano di convincerla della loro scelta. Un gelataio accorre in loro aiuto.
“Ricordiamoci di avvisare la Gemma e Ido” dice il padre, passando davanti a una cabina telefonica.
“Non penso sia un problema – risponde la madre – e a Paolo farà piacere”.
__________________
Quelle tre persone erano mio padre, mia madre e mia sorella.
Il due, la stazione di Bologna saltò in aria.
Se quel bigliettaio non avesse insistito, mi sarei con ogni probabilità ritrovato, a cinque anni, orfano di padre e madre, e privato di una sorella di dodici anni che mi insegnava a leggere e scrivere. Non so con chi, né come sarei cresciuto. Mio fratello non sarebbe mai nato. E le vittime sarebbero state ottantotto. Perché i miei e Cristina dovevano essere lì, su quel binario, a quell’ora.
Per questo, tutte le volte che vedo la grande lapide vicina alla sala d’aspetto ho un brivido freddo, e penso agli ottantacinque innocenti che non ebbero la fortuna di imbattersi in quel bigliettaio, così tanti proprio perché quel giorno la stazione era davvero un fottuto carnaio. E quando sento della libertà a Fioravanti, o dell’assenza di esponenti del Governo alle commemorazioni del trentennale, mi incazzo come per poche altre cose. Perché quel giorno lì qualche bastardo, fin troppo noto per far finta di nulla, gettò nella disperazione ottantacinque famiglie, e quasi ci riuscì anche con la mia.
I miei genitori hanno cercato di rintracciare il bigliettaio che inconsapevolmente salvò loro la vita. Non c’era più, era stato trasferito e nessuno ricordava dove. E quel ringraziamento è sempre rimasto in sospeso. Non so se, dopo trent’anni, quell’uomo sia ancora vivo, se sia in pensione, e se gli sia mai tornato in mente quel consiglio disinteressato dato a tre perfetti sconosciuti. Ma oggi più che mai voglio e devo dirglielo: ovunque lei sia, grazie, signor bigliettaio.
lunedì 19 luglio 2010
Ecco perché non ci siamo
Perché sono già passati 18 anni.
Perché tanto non ce ne frega niente, non ce ne è mai fregato nulla.
Perché in questi giorni abbiamo già i nostri bei casini.
Perché le uniche commemorazioni che ci interessano sono a Pontida e sul Monviso.
Perché è troppo vicina a quell'altra del 23 maggio.
Perché non ci hanno invitato.
Perché non c'è figa.
Perché poi ci inquadrano e si vede l'immondizia per strada.
Perché sua sorella è del PD.
Perché detestiamo la retorica, se non è funzionale al culto del Capo.
Perché è solo un pretesto per parlar male di noi.
Perché siamo già in vacanza.
Perché, per alcuni di noi, il vero eroe è Mangano.
E adesso vediamo se trovate qualche altra scusa per non esserci, merde umane.
mercoledì 30 giugno 2010
Viva San Minzo!
Leggo su vari blog sacrosante manifestazioni di sdegno per come il TG1 ha manipolato la notizia della condanna di Dell'Utri a 7 anni di carcere. Leggo però anche, e giustamente, che molti biasimano il fatto che la maggioranza degli italiani queste manifestazioni di sdegno non le leggerà mai, continuando beatamente a guardarsi il TG1 e a credere a tutto quello che vi si racconta. Insomma, le proteste e le rettifiche del popolo della Rete rischiano di diventare per l'ennesima volta vox clamantis in deserto.
Io, però, per superare questa impasse, un'idea l'avrei.
Vi ricordate, una decina abbondante di anni fa, quei ragazzotti che portarono un carro armato in Piazza San Marco e, soprattutto, riuscirono a sovrapporsi alla voce di uno speaker del TG1 per lanciare un delirante proclama che si concludeva con "Viva il Veneto Serenissimo Governo! Viva San Marco!"?
Ecco, secondo me bisogna andare a rintracciare questi ragazzotti, chiuderli in una stanza e costringerli a rivelare, con dovizia di particolari tecnici, come cavolo avevano fatto a sovrapporsi ai ripetitori RAI.
Dopo di che, si deve produrre un'identica interferenza nell'ora di massimo ascolto del TG1 e raccontare ai telespettatori alcune delle manipolazioni da Oscar per gli effetti speciali made in Minzolini. La finta assoluzione di Mills e il servizio della Grimaldi su Dell'Utri potrebbero già bastare, prima che interrompano l'interferenza. Altrimenti, se impiegano più tempo (ma il lavoro dev'essere fatto coi fiocchi), si può proseguire ad libitum, tanto il materiale non manca proprio.
Così, almeno, la cretinata di quei ragazzotti sarà servita a qualcosa.
(E poi, in fondo, loro se la sono cavata con poco.)
giovedì 27 maggio 2010
Forza Ogliastra!
E' curioso il limite dei 220 mila abitanti, che - guarda caso - salva due province come Asti, governata dall'ex-segretaria particolare di Tremonti, ed Imperia, feudo di un ex ministro ancora influente, benché a sua insaputa. Scomparirebbe inoltre, prima ancora di diventare operativa, la Provincia di Fermo, che paga la gravissima offesa di aver scelto il suo primo presidente nelle file del centrosinistra. Tornerà sotto Ascoli, passata giusto in tempo al PdL. Rischiano anche quelle di Biella, Vibo e Crotone, dopo ben diciott'anni di onorato servizio (ma si sa che, a quell'età lì, c'è già chi le ritiene quasi delle tardone). Invece, tra le mini-province confinanti con uno Stato estero, e quindi salve, guarda caso c'è quella di Sondrio, patria di Tremonti.
Ma è per un altro salvataggio eccellente che tiriamo tutti un enorme sospiro di sollievo. Sapere che sono esentate dal taglio le province ricadenti nelle Regioni a statuto speciale, permette di salvare il nostro vero mito, la mascotte dell'Italia provinciale, l'unico territorio che rischia di avere più uffici che abitanti: stiamo parlando della neonata che ha già rapito i nostri cuori, l'ultimo eclatante esempio di utilizzo efficiente del denaro pubblico e di attenzione alle esigenze dei cittadini.
LA PROVINCIA DELL'OGLIASTRA!
E' SALVAAAAAAAA!
Nonostante abbia appena 58 mila abitanti, meno di una cittadina come Imola, nonostante i suoi due capoluoghi ne facciano assieme meno di un quartiere di Bologna, nonostante abbia più mufloni che contribuenti, e nonostante sia governata dal PD, il frutto più tenero e inaspettato della giunta Pili crescerà ancora in salute e rigoglio, senza privare i suoi cittadini del piacere di fare la spola tra gli uffici di Lanusei e Tortolì, una passione condivisa anche dagli altri abitanti delle neoprovince dell'Isola. Chi se ne frega se sparisce Matera e la Lucania diventa una megaregioneprovincia di diecimila chilometri quadrati: l'importante è salvare vita e poltrone di quell'angolo di paradiso e pecorino, dal nome che sembra una minaccia a chiunque osi toccarla - Ogliastra! E ci sono riusciti. Il figlio del commercialista di Silvio può dormire sonni tranquilli, le greggi possono aprire lo spumante, gli abitanti di Perdasdefogu e di Ussassai (che saluto tutti) possono continuare ad avere un fremito d'orgoglio a dichiarare: "Sono della provincia dell'Ogliastra!" (nel qual caso evitate di rispondere: "E dove cazzo sta?". Sono un po' suscettibili, sapete). Perché tagliare sui costi della burocrazia, quando rischi di perderti queste perle? Small is beautiful. Fortza Ogiastra!
giovedì 6 maggio 2010
Il buon esempio
Roberto Maroni (Interno). Condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano; pena commutata nel 2004 dalla Cassazione in una multa. Se anziché suonare il jazz avesse fatto un po’ di palestra, a quest’ora la sua fedina penale sarebbe immacolata.
Umberto Bossi (Riforme). Condannato in via definitiva a 8 mesi per finanziamento illecito per 200 milioni di tangente Enimont alla Lega. Altra condanna definitiva per vilipendio alla bandiera italiana (commutata in multa), per aver invitato a usare il Tricolore per “pulirsi il culo”. Che musoni, ‘sti giudici!
Altero Matteoli (Infrastrutture). Indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio in relazione all'inchiesta su un ecomostro in costruzione a Marciana, sull’isola d'Elba. L’uomo giusto al posto giusto.
Giulio Tremonti (Economia). Nel 2001 dichiara un buco da 62 mila miliardi di lire che non c’è, nel 2009 dichiara meno di quarantamila euro al fisco. Prima il male, poi il rimedio.
Roberto Calderoli (Semplificazione normativa). Condannato per quella simpatica bagatella con l’amico Maroni, indagato nel 2007 a Lodi per l’affaire Antonveneta, indagato nel 2006 per offesa a confessione religiosa mediante vilipendio grazie alla sua spassosissima maglietta con le vignette anti-Islam, e successive allegre proteste anti-italiane con 11 morti a Tripoli.
Ignazio La Russa (Difesa). Indagato nel 2008 per apologia di fascismo. Ma va’?!
Franco Frattini (Esteri). Nel 2008 rimane alle Maldive dopo lo scoppio della crisi tra Russia e Georgia. Così imparano a uccidersi a Ferragosto.
Mara Carfagna (Pari opportunità). Promossa ministro per meriti sul campo, ha brillantemente dimostrato di essere perfetta per il suo ruolo, sbagliando di soli 14 anni l’anno del primo voto alle donne. E dichiarando che in Italia l’omofobia non è più un problema. Le aggressioni a Roma erano solo manifestazioni troppo focose dell’amore di cui è intriso il Governo.
Renato Brunetta (Funzione Pubblica). Lo spietato e ringhioso censore dell’astensionismo nella Pubblica Amministrazione, tra il 1999 e il 2008 è stato al Parlamento Europeo, ove si è distinto per la sua assidua presenza, pari a ben il 48,21% delle sedute, al 611° posto su poco più di 700. Ottimo predicatore, ma pessimo razzolatore.
Stefania Prestigiacomo (Ambiente). Cresciuta nell’azienda di famiglia, non esattamente ecocompatibile (un petrolchimico), indagata nel 2008 per peculato, nuclearista convinta. Al suo confronto, Attila era di Greenpeace.
Angelino Alfano (Giustizia). Un ministro della Giustizia che presenta un lodo giudicato incostituzionale. Serve dir altro? Non si è dimesso, ma almeno si è scaricato tutte le leggi sull’IPhone. Quelle bruciate da Calderoli.
Maurizio Sacconi (Lavoro e politiche sociali). Ignora la lettera di Marco Biagi che chiedeva un rafforzamento della scorta. Indagato per violenza privata nell’affaire Englaro: fosse per lui, e per tanti altri, sarebbe ancora viva e vegeta(tiva). Ah, poi ci sarebbe da dire che aveva la delega sulla Salute mentre la moglie era (ed è) presidente di Farmindustria, ma ce ne laviamo le mani.
Maria Stella Gelmini (Pubblica Istruzione). Nel 2000 è sfiduciata da presidente del Consiglio Comunale di Desenzano del Garda per inoperosità. Ritrovatasi senza lavoro, va a fare l’esame da avvocato a Reggio Calabria, dove il tasso di promozione è il più alto d’Italia. Già: perché affannarsi? Continuiamo a prendercela comoda!
Michela Vittoria Brambilla (Turismo). Indagata nel 2008 per scarichi non autorizzati del canile municipale di Lecco (i cui volontari, dopo aver segnalato tali irregolarità, furono cacciati dalla stessa Brambilla), responsabile del flop del marchio Magic Italy, infine beccata mentre fa il saluto romano alla festa dei Carabinieri di Lecco. Non si è dimessa perché col cazzo che lascia le sue autoreggenti a quella troietta della Carfagna.
Ferruccio Fazio (Salute). Gestisce disastrosamente il caso influenza H1-N1. Non solo non se ne va, ma è subito promosso ministro. E’ la meritocrazia, bellezza.
Sandro Bondi (Cultura). Mette a capo della Direzione Generale per i Musei l’ex AD di Mc Donald’s, che ricambia lanciando il Mc Italy. Taglia quasi a zero i fondi del Ministero. Poi nomina commissario dell’Area Archeologica Romana uno che di rovine se ne intende anche troppo: Guido Bertolaso. Ma non si è neanche dimesso da Vanity Fair, figurati dal Governo. La separazione da Silvio lo condurrebbe al suicidio.
Raffaele Fitto (Affari Regionali). Scrive l’Unità di ieri: “Ha due rinvii a giudizio. Il primo per una presunta tangente da 500mila euro che avrebbe ricevuto (quando era governatore della Puglia) dall’imprenditore Angelucci per un appalto da 198 milioni nella sanità. Per questa storia il ministro nel 2006 ha scontato 40 giorni ai domiciliari. Il secondo rinvio a giudizio è per concorso in turbativa d’asta: Fitto è accusato di aver favorito una azienda amica nell’aggiudicazione della Cedis, un’azienda della distribuzione alimentare”. Lui ci aveva anche provato, a dimettersi, ma solo perché aveva insistito per candidare Rocco Palese, uno che “con quella faccia lì, è impresentabile”, come aveva detto il lungimirante Silvio. Dimostrata l’inferiorità mentale di quel pivello, il magnanimo Capo lo ha poi perdonato. Purché non ci provi più.
Gianfranco Rotondi (Attuazione del programma di Governo). Dovrebbe dimettersi semplicemente per la sua inutilità, a prescindere da condanne o altro. Persino il 74% degli elettori del PdL, a una domanda su di lui, hanno risposto “CHI?”. E, alla seconda domanda, il 92% ha risposto: “Ma a che cazzo serve un ministro per l’attuazione del programma di Governo???” (Fonte: sondaggio di Silvio delle ore 15.32. Smentito alle ore 15.33).
Se tutti avessero la sensibilità di Scajola, alla fin fine al Governo dovrebbe rimanere solo Andrea Ronchi, ministro delle Politiche Comunitarie. Mah, allora forse è meglio che restino lì.

