martedì 16 novembre 2010

Letterine

Ieri, in TV, ho seguito con grande attenzione i monologhi di Fini e Bersani sui valori della destra e della sinistra. Proprio scritti bene. Sono sicuro che, quest'anno, Babbo Natale li accontenterà.

mercoledì 10 novembre 2010

E, dopo l'italiano, la matematica

Repubblica.it. In home page c'è un rimando alla rubrica "Piccola Italia", di Antonello Caporale. Il suo articolo, "I soldi mancano per Pompei, non per Isernia", è in larga misura condivisibile, se non fosse per un macroscopico refuso. Si legge infatti:

Il premier invece comunica che ci sono 14 miliardi e mezzo di euro a disposizione e diecimila cantieri aperti (quindi 1400 euro a cantiere).

Ora, a casa mia 14 miliardi e mezzo diviso per diecimila fa 1,4 milioni di euro a cantiere, non 1400. La solita dannata fretta o un eccesso di vis polemica? O forse, chissà, Caporale ha ancora una vecchia calcolatrice a 8 cifre. Di quelle che ti sparavano la diabolica "E" di "error", bloccandoti tutto, appena tentavi di inerpicarti in qualche operazione con troppi zeri. Comunque, Antonello, non ti sentire triste e solo: anche Bondi ha una calcolatrice così.

EDIT: ho segnalato il refuso a Caporale, il quale mi ha risposto stamattina: si scusa e si impegna a correggerlo subito. A volte basta poco. Bravo Antonello!

Non solo congiuntivi

Ieri, la mia coordinatrice: "Alcuni mesi fa FECIMO una variazione del Piano". Mi sono sentito una Pompei dentro di me.

lunedì 8 novembre 2010

La crisi della modernità

Alla seconda Conferenza Nazionale sulla Famiglia, dopo il sottosegretario Giovanardi ("Scienza e biotecnologie possono togliere ai figli il diritto di nascere all'interno di una comunità d'amore con una identità certa paterna e materna": basta che la comunità sia di quell'amore che vince sempre sull'invidia e sull'odio), risuonano le parole del ministro Sacconi: "Le politiche pubbliche che si realizzano con benefici fiscali sono tarate sulla famiglia naturale fondata sul matrimonio e orientata alla procreazione". Che bello: per loro è prevista l'esenzione della tassa sul macinato fino a un massimo di venti fiorini d'oro. Ma solo dietro parere favorevole da parte del feudatario.

martedì 2 novembre 2010

Loro sì che avevano capito tutto

Ieri, mentre mi facevo la barba, ho ripensato a una canzone della mia gioventù, un brano ingiustamente sottovalutato, che però presenta almeno due pregi. Il primo è dimostrare quanto, negli ultimi vent'anni, la nostra classe politica sia rimasta agli stessi livelli di prevedibilità e propensione a determinati comportamenti. Il secondo, non meno importante, è aprirci gli occhi sul fatto che, a rendersi conto di tutto questo, ci riuscivano persino gli autori di capisaldi della canzone italiana come "Non me la menare", "Te la tiri", "6/1/sfigato" (pioniera dello stile bimbominkia) e, non ultima, "Lasciati toccare".

Il brano in questione si chiama "Il pappagallo", e apriva il secondo album degli 883, "Nord Sud Ovest Est" (1993, anno 1 a.S.), con la sfiga di capitare subito prima la ben più nota "Sei un mito". Listen and repeat:

Il pappagallo parla anche di ciò che non sa

ti guarda dallo schermo e una lezione ti dà

il pappagallo sa che cosa è giusto per te

lui sa di non sbagliare è troppo pieno di sé

Sempre in pista, con la tua giacca blu

moralista, ragioni solo tu

arrivista, per un po' d'auditel

spari a vista e si alza l'indice

estremista, ma con umanità

opportunista, sempre un po' qua un po' là

casinista: le risse pagano

ti metti in lista, politico da show

RIT: Pappagallo, noi non crediamo più

al tuo stupido parlarti addosso

pappagallo, sei uguale anche tu

siete tutti nello stesso cesso (x2)

Arrogante, non per sincerità

solamente per popolarità

replicante di chi sta sopra te

sorridente ai party negli hotel

strabordante: parole in quantità

non c'è niente che mai ti fermerà

solamente spegnendo la tivù

non ti si sente e non ci stressi più.

RIT: Pappagallo, noi non crediamo più (ecc.)