mercoledì 10 aprile 2013
Titoli truffaldini / 2
A questo punto mi chiedo: chi devo mandare affanculo per primo? Il titolista, Repubblica.it o Amnesty?
lunedì 4 febbraio 2013
Dipendenze
- Ti prego, Sara, fermiamoci un attimo a prendere un caffè: ne ho un gran bisogno.
- Stavo per chiedertelo io, Elisa. Sono sconvolta.
- Anch'io. Non ho mai visto nulla di simile.
- Tremendo. Non mi viene in mente altro. Tremendo.
- Non ho mai visto una situazione così grave. E in così poco tempo...
- Diomio, quella casa...
- Come era conciata...
- Sporca, abbandonata... Quei piatti da lavare tutti incrostati, quel pavimento... C'erano delle patacche persino sulla TV!
- Se viene l'Ufficio di Igiene si mettono le mani nei capelli.
- E che disordine... panni sporchi ovunque, giocattoli in giro che a momenti non si riusciva neppure a camminare...
- E dire che da fuori non sembra. Poi entri, ed è il finimondo.
- Un inferno... e quei bambini...
- Che pena mi hanno fatto...
- Lerci, denutriti, abbandonati a se stessi: si vede subito che i genitori non li considerano.
- Quelle occhiaie... quegli occhi così tristi...
- Più che tristi, direi rassegnati.
- Ecco, rassegnati, giusto: di chi sa di non potersi aspettare più nulla dai genitori.
- Hai visto come ci hanno abbracciato, appena siamo entrate?
- Sì, come se non avessero un contatto umano da tempo.
- Non possono restare lì. Si rovinerebbero del tutto.
- E poi, con quei genitori...
- E' quello che mi fa rabbia, Eli. Ma li hai visti?
- Sì che li ho visti!
- Persi... completamente persi... sempre con lo sguardo chino, e secondo me non hanno ascoltato un cazzo.
- Ah, sicuro, Non vogliono ascoltare. Sono all'ultimo stadio della dipendenza, tutti e due. Drogati marci.
- Persi... Tutto il tempo lì, fuori dal mondo. "Mamma, ho sete!" "Papà, ho sete!", e loro niente! Come se non ci fossero.
- Guarda, se non facessi questo lavoro, gli avrei mollato due schiaffi, a quei due.
- Anch'io. E invece a momenti erano loro a menare i figli! Solo perché li avevano interrotti!
- Che pena. Alla fine abbiamo dovuto dargli noi da bere.
- Sì, così almeno uno dei bicchieri l'abbiamo pulito! (sorriso tirato, che subito svanisce).
- Ma dico io... ridursi così, per una cazzata simile...
- E ti dico che non sono neppure i primi! L'altro ieri parlavo con Rita, e anche lei mi diceva che ha visto un paio di famiglie distrutte allo stesso modo.
- Ci mancava pure questa.
- Ah, non so cosa dirti, Eli. Spero solo che il Ministero lo inserisca presto nella lista delle sostanze che creano dipendenza.
- E io, Sara, spero che facciano presto.
- Ma poi, mi chiedo: che cazzo ci avrà da dare tutta questa assuefazione, 'sto Ruzzle?
mercoledì 27 giugno 2012
Disgustosi pietismi
lunedì 17 ottobre 2011
venerdì 9 settembre 2011
GTI - Grandi Tesi Indimostrabili (2): Perché bisogna ignorare le critiche
Le critiche sono costruttive. Infatti non vedi l'ora di tirar su un bel muro fra te e chi ti critica.
Le critiche vanno accettate. Ma si fa meno fatica con una sega circolare.
Criticare non vuol dire interferire nella tua vita. Solo rendertela peggiore.
Le critiche aiutano a migliorare. La mira.
Si impara più dalle critiche che dagli apprezzamenti. E' vero: si impara ad evitare certa gente.
Se uno ti critica, non vuole mancarti di rispetto. Ma tu comportati come se lo facesse.
Ascolta sempre chi ti critica. Ma a debita distanza: di sicuro gli puzza l'alito.
Spesso chi critica vuole aiutarti. Ma, come diceva Wilde, con le migliori intenzioni si ottengono i risultati peggiori.
Se uno ti critica, non fare il permaloso. Mandalo direttamente affanculo.
In definitiva, bisogna fare di tutto per evitare, sminuire, delegittimare, ignorare bellamente le critiche. Per non parlare dei suggerimenti, che sono la versione ipocrita delle critiche. E penso proprio di poterlo dire oggi, dopo aver letto l'ennesima presa in giro sui tagli ai costi della politica.
lunedì 8 novembre 2010
La crisi della modernità
martedì 19 ottobre 2010
GTI – Grandi Tesi Indimostrabili (1) – Perché la cellulite è peggio della fame nel mondo
La cellulite è peggio della fame nel mondo perché costringe le Case farmaceutiche a spendere miliardi per combatterla, distogliendoli da cose molto più urgenti, come la lotta alla calvizie.
La cellulite è peggio della fame nel mondo perché è una delle cause principali della denatalità.
La cellulite è peggio della fame nel mondo perché deturpa l'ambiente.
La cellulite è peggio della fame nel mondo perché ti costringe ad aver fame per scelta, non per necessità.
La cellulite è peggio della fame nel mondo perché ha creato un turpe mercato di personal trainer.
La cellulite è peggio della fame nel mondo perché costringe gli uomini ad imbarazzanti perifrasi. Si è mai sentito parlare di "leggero languorino nel mondo"?
La cellulite è peggio della fame nel mondo perché ci costringe ad occuparci di Valeria Marini.
La cellulite è peggio della fame nel mondo per quegli inguardabili scaldamuscoli.
La cellulite è peggio della fame nel mondo. Perché è un controsenso essere felice quando finalmente ti si vedono le costole.
La cellulite è peggio della fame nel mondo. E penso di avere tutto il diritto di dirlo, nel giorno in cui una folla esalta un assassino e sputa su chi l’ha arrestato.
martedì 28 settembre 2010
I have a nightmare
lunedì 20 settembre 2010
Da che pulpito (2)
«Napoli ha sempre vissuto di pane e di speranza. Ora sembra che siamo arrivati ad un punto di svolta: niente è scontato, nè il pane nè la speranza. Come è potuto accadere?». Lo ha detto il cardinale Crescenzio Sepe nel corso dell'omelia per il prodigio del miracolo di San Gennaro, che si è ripetuto anche quest'anno. L'arcivescovo di Napoli ha richiamato tutti a fare «un serio esame di coscienza collettiva nel quale tutti, per la parte di propria competenza, sono chiamati in causa».
Da Wikipedia:
PROCEDIMENTI GIUDIZIARI - Nel 2010 [il Cardinale Sepe] è stato iscritto al registro degli indagati dalla Procura di Perugia, insieme all'ex ministro dei trasporti Pietro Lunardi, per dei sospetti e delle incongruenze riguardanti la manutenzione della facciata del palazzo di Propaganda Fide in Piazza di Spagna, che pur essendo un palazzo di proprietà dello stato della Città del Vaticano e godendo di extraterritorialità è stata finanziata, ma non portata a termine, dallo stato italiano. L'accusa della magistratura è che l'ex ministro abbia finanziato tali lavori in cambio di appartamenti di proprietà dell'organizzazione concessi a prezzi estremamente bassi al ministro e a altre persone. L'indagine è tuttora in corso. Indagine per lo stesso cardinale, anche per la presunta assunzione presso l'ANAS del nipote.
Un curioso caso di omonimia, anche se non ne conosco poi così tante, di persone che hanno la fortuna di chiamarsi Crescenzio.
lunedì 2 agosto 2010
Un giorno non cambia nulla
In fila aspettano una coppia di quarantenni e la loro figlia, una ragazzina di dodici anni, lunghi capelli lisci e occhiali da vista dalla montatura spessa. La ragazza è emozionatissima, non vede l’ora che sia il loro turno, che finalmente dall’altra parte del vetro si materializzi il biglietto per la felicità. Parigi! Primo viaggio all’estero della sua vita. L’avventura di un’intera giornata in treno, a respirare ogni paesaggio, e la sera arrivare in quella città sconfinata, che di sicuro la lascerà a bocca aperta, senza parole, ad ascoltare solo il suo batticuore.
Ecco, tocca a loro.
“Buongiorno, mi dica”, fa il bigliettaio al padre.
“Buongiorno. Vorremmo prenotare tre posti sul treno diurno da Bologna a Parigi, per il due del mese prossimo”.
Le parole magiche son tutte qui.
“Il due? – si stupisce il bigliettaio – Ne è proprio sicuro?”
Il padre è colto di sorpresa: “Sì, perché?”
“Se vuole farsi il viaggio in treno – consiglia l’uomo, sfogliando l’orario – quel giorno lì glielo sconsiglio proprio”.
“E perché?” fa eco la madre.
“Perché sarà il giorno più pieno dell’anno, a Bologna sarà un carnaio, rischiate di partire già stressati. Tra l’altro, il treno è quasi del tutto pieno, e quel giorno lì è facile che porti ritardo”.
Lo sguardo della madre trasmuta in una smorfia.
Il bigliettaio si sporge leggermente verso il padre, in fila non c’è nessun altro.
“Sa cosa farei, se fossi in voi?”
“Cosa?” chiede il padre, brusco. Rinunciare, non se ne parla. Sono i suoi unici giorni di ferie dell’anno, vuole goderseli con la famiglia in un posto che non sia il solito mare. E poi c’è la promessa fatta a sua figlia.
“Partirei o di sera, con le cuccette, che però costano di più, oppure il giorno dopo, il tre, quando sarà tutto molto più tranquillo. Potrete scegliere i posti, ci sarà meno ressa”.
La figlia mette il broncio. Ogni ora in meno a Parigi le pesa come una zavorra. Se potesse, partirebbe all’istante.
“Datemi retta – conclude il bigliettaio – Perderete un giorno di vacanza, ma poi la vivrete in modo decisamente migliore”.
Il padre esita. Sacrificare un giorno di vacanza su dieci non è mai piacevole. “Papà, partiamo lo stesso!”
“Invece, secondo me – interviene la madre – il bigliettaio ha ragione. Meglio rimandare al giorno dopo. Sono stanca, non ho voglia di partire già stressata”. La figlia la guarda storta.
Il padre riflette. Cerca di immaginarsi come potrebbe essere la stazione di Bologna quella mattina. Non ci riesce, non l’ha mai vista piena, a Bologna ci sarà andato sì e no tre volte in tutta la sua vita. Ma il pensiero di quella bolgia lo atterrisce. No, il casino prima di partire, no.
“Io le ho detto quel che penso – taglia corto il bigliettaio – poi decida lei”.
Dietro i tre arrivano altri turisti.
“Va bene – si rassegna il padre – Partiamo il giorno dopo, il tre. Se si può fare il viaggio con più calma…”
“Papà…”
“Cristina, dai, alla fine un giorno non cambia nulla”.
La figlia cova una rabbia sorda, ma si adegua. Ora quel biglietto non le sembra più così magico. Mentre escono, i genitori cercano di convincerla della loro scelta. Un gelataio accorre in loro aiuto.
“Ricordiamoci di avvisare la Gemma e Ido” dice il padre, passando davanti a una cabina telefonica.
“Non penso sia un problema – risponde la madre – e a Paolo farà piacere”.
__________________
Quelle tre persone erano mio padre, mia madre e mia sorella.
Il due, la stazione di Bologna saltò in aria.
Se quel bigliettaio non avesse insistito, mi sarei con ogni probabilità ritrovato, a cinque anni, orfano di padre e madre, e privato di una sorella di dodici anni che mi insegnava a leggere e scrivere. Non so con chi, né come sarei cresciuto. Mio fratello non sarebbe mai nato. E le vittime sarebbero state ottantotto. Perché i miei e Cristina dovevano essere lì, su quel binario, a quell’ora.
Per questo, tutte le volte che vedo la grande lapide vicina alla sala d’aspetto ho un brivido freddo, e penso agli ottantacinque innocenti che non ebbero la fortuna di imbattersi in quel bigliettaio, così tanti proprio perché quel giorno la stazione era davvero un fottuto carnaio. E quando sento della libertà a Fioravanti, o dell’assenza di esponenti del Governo alle commemorazioni del trentennale, mi incazzo come per poche altre cose. Perché quel giorno lì qualche bastardo, fin troppo noto per far finta di nulla, gettò nella disperazione ottantacinque famiglie, e quasi ci riuscì anche con la mia.
I miei genitori hanno cercato di rintracciare il bigliettaio che inconsapevolmente salvò loro la vita. Non c’era più, era stato trasferito e nessuno ricordava dove. E quel ringraziamento è sempre rimasto in sospeso. Non so se, dopo trent’anni, quell’uomo sia ancora vivo, se sia in pensione, e se gli sia mai tornato in mente quel consiglio disinteressato dato a tre perfetti sconosciuti. Ma oggi più che mai voglio e devo dirglielo: ovunque lei sia, grazie, signor bigliettaio.
giovedì 29 luglio 2010
Herat Inevitabile
(Nell'incidente ha riportato solo lievi escoriazioni il capitano Federica Luciani. Vogliono la parità e manco sono capaci a saltare in aria)
I due militari, secondo quanto si è appreso, erano specialisti del Genio. Nomen/Omen un cazzo.
Afghanistan: due militari italiani uccisi nell'esplosione di un ordigno artigianale.L'occupazione sta favorendo il ritorno della piccola impresa.
"Le salme arriveranno direttamente da Herat, senza passare per Kabul". E senza ritirare le 20.000 lire.
(E nessuno finirà in prigione)
Afghanistan, due militari italiani sono morti per lo scoppio di un ordigno improvvisato. L'avevano scambiato per uno dei loro.
Berlusconi commenta: "Le parole non hanno senso". Appunto.
Il Senato ha osservato un minuto di silenzio. Polemiche per alcuni pianisti che hanno proseguito per un altro minuto.
Uno dei soldati morti era stato intervistato 20 giorni fa dal TG1. Certo che quando il destino si accanisce...
La Russa: "Questo e il prossimo saranno i mesi più difficili". Dannate partenze intelligenti.
(Il Senato ha immediatamente osservato un minuto di silenzio. Dell'Utri aveva preso la rincorsa).
Silvio Berlusconi si è detto «rattristato» per le nuove vittime italiane. Mica è festa ad ogni morto come per Vianello!
(Domani in Italia arriveranno le due salme. Silvio è tesissimo. È chiuso da ore in una stanza a ripassare la barzelletta.)
Berlusconi ha detto che quando arrivano queste notizie così drammatiche "ci si domanda se valga la pena". Di leggere l'articolo.
(Per il premier, dunque, queste notizie "creano dolore ma è giusto fare quello che facciamo", ha reso noto richiudendosi la zip)
("Queste notizie creano dolore", dichiara Berlusconi ripiegando la Gazzetta)
Antonio Di Pietro, a nome dell'Idv, ha detto che "oggi è un giorno di lutto per tutto il Paese e ogni polemica sulla nostra presenza in Afghanistan risulterebbe strumentale". E questo polemizzando con Berlusconi.
Intanto si indaga per capire se la deflagrazione si sia stata azionata da un comando a distanza o se è stata solo fortuna.
Altri 2 morti italiani in Afghanistan. Il totale arriva a 29. Ma il record degli USA è ancora lontano.
[Autori: Asc, Cani & Porci, Castorovolante,Kra, Kutavness, Orio, UomoMordeCane. Special Guest: Julija o Juljia o come cazzo si scrive...]
lunedì 19 luglio 2010
Ecco perché non ci siamo
Perché sono già passati 18 anni.
Perché tanto non ce ne frega niente, non ce ne è mai fregato nulla.
Perché in questi giorni abbiamo già i nostri bei casini.
Perché le uniche commemorazioni che ci interessano sono a Pontida e sul Monviso.
Perché è troppo vicina a quell'altra del 23 maggio.
Perché non ci hanno invitato.
Perché non c'è figa.
Perché poi ci inquadrano e si vede l'immondizia per strada.
Perché sua sorella è del PD.
Perché detestiamo la retorica, se non è funzionale al culto del Capo.
Perché è solo un pretesto per parlar male di noi.
Perché siamo già in vacanza.
Perché, per alcuni di noi, il vero eroe è Mangano.
E adesso vediamo se trovate qualche altra scusa per non esserci, merde umane.
lunedì 12 luglio 2010
Post-Mondiale
La prima volta della Spagna e, per penoso contrappasso, la figuraccia storica della nazionale italiana.
Le diaboliche vuvuzelas.
Il polpo Paul e i suoi 8 pronostici azzeccati su 8.
E i 62 morti in un doppio attentato esplosivo in Uganda. Ah, no, scusate, questo non c'entra coi Mondiali. Dimenticatelo pure.
mercoledì 30 giugno 2010
Viva San Minzo!
Leggo su vari blog sacrosante manifestazioni di sdegno per come il TG1 ha manipolato la notizia della condanna di Dell'Utri a 7 anni di carcere. Leggo però anche, e giustamente, che molti biasimano il fatto che la maggioranza degli italiani queste manifestazioni di sdegno non le leggerà mai, continuando beatamente a guardarsi il TG1 e a credere a tutto quello che vi si racconta. Insomma, le proteste e le rettifiche del popolo della Rete rischiano di diventare per l'ennesima volta vox clamantis in deserto.
Io, però, per superare questa impasse, un'idea l'avrei.
Vi ricordate, una decina abbondante di anni fa, quei ragazzotti che portarono un carro armato in Piazza San Marco e, soprattutto, riuscirono a sovrapporsi alla voce di uno speaker del TG1 per lanciare un delirante proclama che si concludeva con "Viva il Veneto Serenissimo Governo! Viva San Marco!"?
Ecco, secondo me bisogna andare a rintracciare questi ragazzotti, chiuderli in una stanza e costringerli a rivelare, con dovizia di particolari tecnici, come cavolo avevano fatto a sovrapporsi ai ripetitori RAI.
Dopo di che, si deve produrre un'identica interferenza nell'ora di massimo ascolto del TG1 e raccontare ai telespettatori alcune delle manipolazioni da Oscar per gli effetti speciali made in Minzolini. La finta assoluzione di Mills e il servizio della Grimaldi su Dell'Utri potrebbero già bastare, prima che interrompano l'interferenza. Altrimenti, se impiegano più tempo (ma il lavoro dev'essere fatto coi fiocchi), si può proseguire ad libitum, tanto il materiale non manca proprio.
Così, almeno, la cretinata di quei ragazzotti sarà servita a qualcosa.
(E poi, in fondo, loro se la sono cavata con poco.)
venerdì 25 giugno 2010
Mondiacci vostra
E pensare che non avevo neanche giocato Lippi al Fantamorto.
giovedì 10 giugno 2010
Diversivi
Il Governo non recepisce la raccomandazione dell'ONU di introdurre il reato di tortura nel Codice Penale.
Nella Finanziaria previsto il taglio dell'assegno di assistenza per i Down, già in precedenza miserrimo.
Silvio dichiara che è "infernale" governare rispettando i principi della Costituzione.
L'Aquila rischia di restare abbandonata a se stessa per pura ripicca, mentre i rinforzi dei primi edifici antisimici delle new towns già sono a rischio per un dettaglio assolutamente imprevedibile: la polvere.
Di fronte a tutto questo, mi viene da dire una sola cosa, gridare una sola cosa con tutta la voce che ho in gola:
BEN ARRIVATO, LORENZO MATTIA!!!
lunedì 7 giugno 2010
Da che pulpito
martedì 30 marzo 2010
Far finta di esser Bersani
Ha detto: "Il voto a Grillo è un cupio dissolvi".
Ha detto: "Il voto della Lega è un voto contro Berlusconi".
Ha detto: "Il PD è pronto a costruire l'alternativa di governo".
Ha detto: "Guardiamo al modello della Liguria".
Poi ha detto: "Stanotte ho dormito da Dio".
Bene, Pierluigi, ci fa piacere...
ORA PERO' SVEGLIATI, CAZZO, SVEGLIATI!!!
venerdì 19 marzo 2010
Marco Biagi, tra welfare e sciacalli
Scrive il direttore del più venduto quotidiano di Bologna e dell'Emilia-Romagna:
OTTO ANNI dopo Marco Biagi è finalmente una vittima condivisa, un "martire di tutti". Vittima di quel terrorismo delle "nuove brigate rosse" che ha sistematicamente preso di mira il migliore riformismo in materia di mercato del lavoro. Come dimenticare, ricordando Biagi, personalità come Gino Giugni (gambizzato), Ezio Tarantelli e, Massimo D’Antona, assassinati. Personalità del mondo accademico e del mondo sindacale, ma anche della politica. Mondi - accademico, sindacale e politico - che nel caso di Marco Biagi assunsero posizioni, arcaiche e ideologiche, di chiusura, anche di aperta ostilità, spargendo veleni che neanche la tragica morte ebbero la forza di dissolvere.
Già qui si nota l'ambiguità di chi, in questi ultimi anni, ha cercato di strumentalizzare la morte di Biagi con la medesima tattica: i morti ammazzati non si discutono, si commemorano in quanto martiri. Confondendo deliberatamente tra l'uomo Biagi - che va commemorato come un uomo lasciato solo e vittima di un barbaro omicidio, perpetrato con spietata freddezza e meticolosità - e il giuslavorista Biagi, le cui idee, invece, sono state e dovrebbero continuare ad essere oggetto di critica. Che vi sia stato unanime sdegno di fronte a un atto di barbarie, nessuno lo nega. Che le proposte di Biagi (e dei suoi collaboratori, Tiraboschi in primis) possano essere annoverate tra il "migliore riformismo in materia di diritto del lavoro", beh, personalmente ci andrei cauto. Numerose indagini di vari centri studi e dipartimenti universitari, incluso quello di Sociologia di Bologna dove ho lavorato, dimostrano che la Legge 30, in sè, aveva un effetto poco significativo sulla flessibilità del mercato del lavoro: ha introdotto 31 contratti cosiddetti "flessibili", ma di fatto in Italia non ne sono mai stati utilizzati più dei "soliti" cinque o sei. La legge però ha dato il via, in molti imprenditori senza scrupoli, a un utilizzo quantomeno discutibile delle forme flessibili di lavoro, soprattutto quando ci si è accorti che, dopo la morte di Biagi, la seconda metà della prevista riforma, ossia gli interventi sugli ammortizzatori sociali per attenuare gli effetti destabilizzanti della flessibilità, non si sarebbe mai realizzata. Ma chi paventava questi rischi, per Visci, assumeva solo "posizioni arcaiche" e "ideologiche". In definitiva, "spargeva veleni". Mi ricorda qualcuno.
La "colpa" di Marco Biagi fu quella di avere accettato di collaborare con il ministro del Lavoro Roberto Maroni, leghista, di un governo di centrodestra, dopo avere collaborato - autentico civil servant - con i governi di centrosinistra. Non solo. Come afferma Alan C. Neal, giuslavorista britannico e amico di Biagi che oggi lo commemorerà a Bologna nella sede del Resto del Carlino, fu eliminato da chi "non voleva la fine di una lotta di classe permanente. Da chi aveva paura della stabilità. Quando colpirono D’Antona forse non capimmo bene. L’abbiamo capito soltanto con la morte di Marco".
Visci, se mi ricordi D'Antona, non mi puoi dire che uccisero Biagi solo perché lavorava con Maroni e Sacconi. Anche perché, tre righe dopo, Neal ti contraddice.
Il Libro Bianco (quello che l’allora leader della Cgil Cofferati, poi mandato a fare il sindaco proprio a Bologna, città di Biagi, definì "limaccioso") determinò una rottura col mondo accademico.
Rieccolo, il vero Satana, quello che ha armato la mano delle BR: quel Lucifero di Sergio Cofferati, reo di aver infangato con la sua elezione la memoria di Biagi nella sua stessa città! Visci, se più della metà dei bolognesi lo ha legittimamente eletto, evidentemente non lo riteneva così incompatibile col ricordo di Biagi. E se definì il Libro Bianco "limaccioso", era perché non mancavano punti a dir poco oscuri, tra cui uno ritornato prepotentemente d'attualità: quello sull'arbitrato.
Perchè certi accademici, "soprattutto italiani e soprattutto di certe scuole", sempre secondo Neal, mettono l’"ideologia, un’ideologia di sinistra, che provoca una certa tensione tra i gruppi sociali, prima di tutto"
Quanto all'ideologia di sinistra, che provocherebbe una certa tensione tra i gruppi sociali, occorrerebbe ricordare a Neal che Tarantelli, Giugni e D'Antona non erano iscritti al MSI. E che l'ideologia opposta, ossia quella del liberismo senza regole nelle modalità di gestire i rapporti di lavoro, fino alla contrattazione individuale, non mi sembra che se la passi poi così male.
Per sovrammercato, proprio quello Stato che serviva con passione e intelligenza, non seppe proteggerlo, avendo ignorato tutti i segnali d’allarme e di pericolo che lo stesso Biagi aveva lanciato. Insomma, è stato difficile prima e anche dopo la morte.
Un attimo di meaculpa, prontamente superato:
Ma oggi, come dice il ministro del Welfare e suo amico Maurizio Sacconi nell’intervista concessa al nostro giornale, le sue idee hanno vinto. Nessuno pone più in discussione la sua riforma, la sua legge. Varata dal governo Berlusconi nella legislatura 2001-2006, doveva essere destrutturata dal governo Prodi secondo i difficili e compromissori accordi di quella eterogenea coalizione che non riuscì a superare i due anni di vita. Le posizioni più radicali sono state sconfitte ed ora la "riforma Biagi" non è più bollata come la "fabbrica" del precariato, come lo strumento posto a disposizione dei "padroni" per lo sfruttamento dei lavoratori, specie dei più giovani.
Sacconi, vice di quel Maroni che non seppe proteggerlo, in un'intervista-marchetta accanto all'editoriale riesce a dire queste cose senza ridere. Per forza che nessuno metta più in dubbio la sua riforma: non il Governo dell'iperliberismo a chiamata, non la Confindustria che ringrazia, non quegli imprenditori che hanno fatto strame del confine tra flessibilità e precarietà, con il tacito assenso di chi avrebbe dovuto evitare questa deriva e che in compenso ha etichettato come "Riforma Biagi" una riforma incompleta. Non quella parte del sindacato definita "dialogante", per distinguerla da quei potenziali brigatisti della CGIL.
E’ che Biagi, più di altri studiosi del diritto del lavoro e delle nuove forme di regolamentazione dei rapporti dell’occupazione — tanto pubblica quanto privata, in un tempo in cui anche il pubblico cominciava a essere posto in discussione, molto prima delle riforme di Renato Brunetta — aveva capito, perchè le studiava e si confrontava, le modificazioni che avvenivano a livello europeo. Era arrivato il tempo di procedere con un welfare europeo, ovvero con norme e meccanismi comuni. Processi che si possono ritardare, ma non bloccare.
Una buona idea, quella di norme comuni in Europa sul welfare, per quanto difficilmente applicabile viste le differenze tra i vari Paesi. Peccato che del welfare che ipotizzava Biagi, in Italia, non vi sia mai stata traccia. Quali interventi ricordate negli ultimi anni su famiglia, sanità, assistenza, previdenza, ammortizzatori sociali? E' la seconda gamba del progetto di riforma del giuslavorista, sempre messa da parte con le scuse più pretestuose. Biagi sarà pure stato un "profeta del Welfare", come da titolo, ma - se è così - stiamo ancora aspettanto il Messia.
Per questo le idee di Marco Biagi hanno vinto. Anche se certi linguaggi possono ancora distillarre quei veleni che l’hanno ucciso.
Riecco lo spettro delle BR, che fa sempre comodo per liquidare ogni eventuale dissenso. E "le idee di marco Biagi hanno vinto" perché chi è attualmente al potere, e non tutelò un collaboratore "rompicoglioni" (do you remember?), ha permesso che fossero distorte e stravolte, a uso e consumo della propria base elettorale.
In conclusione, come scrive Visci nel titolo, Biagi è davvero "un martire di tutti". Sì, di tutti quelli a cui fa comodo.
domenica 14 febbraio 2010
Martellate sui coglioni
P.S. La notizia è riportata sul sito dell'Unità. Del profilo di Centorrino manca un solo, piccolo particolare: l'iscrizione al PD.

