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lunedì 15 aprile 2013

Peppa Pig, o l'antitesi della pedagogia

Essere costretti dai propri figli a guardare decine e decine di volte gli stessi episodi di Peppa Pig, la diabolica maialina antropomorfa che, insieme alla Pimpa e ai Barbapapà, ha preso in ostaggio il palinsesto di Rai YoYo, permette di individuare alcuni tratti comuni di questo cartone animato che, a ben vedere, stridono con qualsiasi principio pedagogico e dipingono, in ultima istanza, una situazione famigliare borderline che potrebbe interessare molto da vicino gli assistenti sociali.
Riassumiamo, a beneficio dei genitori, le situazioni disfunzionali che, a lungo andare, potrebbero spingere Peppa alla strage in famiglia o, in alternativa, all'auto-macellazione:

1. I genitori, Mamma e Papà Pig, non sgridano MAI i loro figli. Il massimo che riescono a fare è un rimprovero bonario che, spesso, sfocia in una fugace presa d'atto da parte di Peppa e in una successiva risata, spesso con ribaltamento sulla schiena incluso. Ho visto Peppa e George in più episodi fare robe da chiodi, dall'infangare mezza casa al mandare in tilt il PC dove la mamma stava lavorando, dal ruttare a tavola al dare del vecchio rimbambito a Nonno Pig, e in NESSUNA di queste circostanze c'è mai stata una sanzione da parte dei genitori. Emblematico è l'episodio in cui la cameretta dei due sembra sconvolta da Katrina: prima i genitori chiedono sommessamente di riordinare, poi danno loro una mano (tranne Papà Pig che si attarda con George); infine, una volta ridotta di nuovo, in pochi minuti, la cameretta ad uno scenario post-apocalittico, i genitori tornano dai figli e, invece di urlare loro "RIMETTETE SUBITO TUTTO IN ORDINE, FOTTUTI VANDALI!", commentano: "Beh, almeno per qualche minuto è stata in ordine". E giù risate e ribaltamento sulla schiena. Autorevolezza sotto zero. Provate a farlo coi vostri figli, se avete nostalgia di Pietro Maso.

2. George, due anni, in cinquanta e passa episodi non è mai riuscito ad interessarsi davvero a qualcosa di diverso dal suo "dinosauo" verde. E "dinosauo" è la sua risposta a qualsiasi domanda. Un insegnante di sostegno ravvisa in questo comportamento una chiara propensione all'autismo. I genitori, però, sembrano non accorgersi minimamente di tutto questo e, con beata inconsapevolezza, lo lasciano nel suo mondo.

3. Papà Pig è un fallito. Come definire altrimenti uno che, per appendere un semplice chiodo nel muro, tira giù mezza parete? Come definire altrimenti uno che crede di sapere tutto ma in realtà non ha un minimo di senso dell'orientamento, sbaglia le previsioni ancor più di Bersani e delega qualsiasi decisione importante a Mamma Pig? La figura paterna, in Peppa Pig, è ectoplasmica a dir poco.

4. Peppa è una maialina smorfiosa e saccente, con evidenti difficoltà relazionali. Prende in giro George un episodio sì e uno no, e nell'altro gli dice "tontolone", contribuendo alla nascita dell'effetto scenico più divertente del cartoon: le lacrime "a doccia" del fratellino. Litiga in continuazione con Susy Pecora, e per fortuna che lei sarebbe la sua migliore amica: con gli altri che fa, chiama i bracconieri? Non ha il minimo rispetto per la figura paterna, né per i nonni, dai quali spesso i due maialini sono parcheggiati.

5. A proposito di questi ultimi, Nonno e Nonna Pig stravedono per i loro nipotini, e li viziano come e più dei genitori. Nonno Pig soffre di amnesie che mettono seriamente a rischio la sua convivenza sociale, come quando dimentica Peppa e compagni su un isolotto disabitato, e i genitori, invece di denunciarlo, lo osservano mentre riparte senza nemmeno essersi accorti che i loro pargoli non sono a bordo.

6. Un discorso a parte merita la Signora Coniglio, la factotum della serie, costretta a reinventarsi di volta in volta commessa, autista, vigile del fuoco, guida turistica, bigliettaia, pilota di elicottero, cassiera e fashion blogger, in un'esaltazione molto inglese del "job" e del precariato a go-go.

7. Ciò nonostante, tutti, ma proprio tutti, sono sempre fastidiosamente felici, buttandosi a ridere per qualsiasi sciocchezza succeda o per qualsiasi stupidaggine esca dalla bocca di quella mefitica porcella. Sono risate forzate, al punto che anche un bambino di 3 anni si chiede: "Ma che cosa avranno mai da ridere stavolta?". Mah, forse perché finora ce l'hanno fatta a non diventare braciole.

8. Last but not least, Peppa Pig è censurabile anche per aver riportato in auge quel terribile vocabolo che credevamo estinto da secoli: "GALOSCE". Ma qui è un problema dei nostri doppiatori che, si sa, sono i più bravi del mondo.

In conclusione, se volete che i vostri figli crescano equilibrati e consapevoli cittadini di domani, evitate Peppa Pig come la peste. Non solo vi ringrazieranno, ma mangeranno anche le salsicce più volentieri.

martedì 25 settembre 2012

Il modello FIAT (del 1998)

In TV e sul Web infuria lo scontro tra Marchionne e Della Valle, appassionante quanto un film moldavo del 1957, e non si placano le polemiche dopo gli annunci del magnate più sciatto al mondo dopo Bill Gates, addio Fabbrica Italia e investimenti per 20 strabiliardi nei prossimi tre anni. Davvero lungimirante, sia dal punto di vista concettuale, sia da quello della situazione attuale in casa FIAT, la decisione di attendere la ripresa dalla crisi prima di lanciare una serie di modelli realmente innovativi, non i soliti restyling. E allora guardiamola, l'attuale offerta commerciale del gruppo FIAT, per avere una conferma dell'assoluta avanguardia tecnologica dei modelli proposti, tale da giustificare questi accantonamenti in ricerca e sviluppo.

Superutilitarie: Alla fine dello scorso anno è uscita la nuova Panda, di fatto un profondo restyling del modello precedente, risalente al 2003, che inizialmente doveva chiamarsi "Gingo", con tanto di figuraccia con la Reanult, indispettita per l'assonanza con "Twingo". Il nuovo modello ha decretato anche il definitivo pensionamento della "highlander" del Gruppo, la Seicento, auto risalente al Giurassico Inferiore (1998!), l'unica capace di offrire come optional accessori di serie ormai sul 99,946% delle auto nuove, e a sua volta evoluzione della Cinquecento, originaria del Precambriano (1992). Insomma, già da qui si capisce che il rinnovamento, a Mirafiori, è di casa.

Superutilitarie fighette: La 500 vende ancora discretamente, ma anche i classici, dopo un po', iniziano ad accusare il peso degli anni (è del 2007). E ricordiamoci che, se non fosse stato per l'insistenza di Lapo Elkann (sì, proprio lui), questo modello sarebbe rimasto allo stadio di prototipo. Da ciò si deduce che essere a capo del management FIAT altera le percezioni sensoriali più della coca.

Utilitarie: perpetuando l'ormai consolidata tradizione del modello che da solo deve reggere l'intera baracca, la Punto 2012, terza evoluzione di un modello risalente al 2005, continua faticosamente a vendere, nonostante l'ultimo restyling le abbia creato un frontale simile a un oritteropo. Totalmente assenti versioni speciali (ricordate la Punto Cabrio del '93?). Questa, e basta. Ah, no, ci sono anche anche l'Alfa Mito, variante tamarra, e la Nuova Lancia Y, destinata probabilmente a durare una decina d'anni come i modelli suoi predecessori.

Monovolume compatte: dopo l'Idea, accantonata dopo quasi 10 anni (ma c'è una buona notizia per i nostalgici: la Lancia Musa resiste!), è appena arrivato il primo modello realmente nuovo in casa Fiat dai tempi della 500: guarda caso, è la 500L, ossia la 500 sotto anabolizzanti. Sta alla 500 quanto un nudo di Botero sta alla Venere di Milo. Auguri.

SUV compatte: da sette anni resiste la Sedici, che altro non è che il Suzuki SX4 con una nuova mascherina. Troppo facile così (parte prima).

Medio-inferiori: Ecco un'altra anzianotta, la Bravo, che nel 2007 ha sostituito l'auto più simile a uno scaldabagno mai prodotta: la Stilo. Geniale, in un segmento in cui si vendono quattro famigliari per ogni berlina, la decisione di non offrire un modello station wagon. Un autogol in rovesciata dalla propria metà campo. Idem per la Lancia Delta, una Bravo fin dalla disposizione dei pulsanti sul cruscotto, solo più modaiola. L'Alfa Romeo tenta di differenziarsi con la Giulietta, una buona vettura, bisogna dargliene atto. Nuovi modelli? Non prima del 2015. Una rapidità di risposta ai competitor pari a quella di un bradipo narcolettico.

Multispazio: Qubo e Doblò continuano gioiosamente a cannibalizzarsi a vicenda.

Medie: qui FIAT e Lancia brillano da anni per la loro assenza (ingiustificabile, a meno che tu non sia reduce da cose come la Lybra), mentre l'Alfa 159, pure lei, ha un cuore sportivo sì, ma ormai affaticato (è del 2005, e da inizio anno non è più in listino in alcuni Paesi). Anche qui, in un mercato pieno di station wagon, un solo modello è poco. La Giulia arriverà solo nel 2014.

SUV medie: non pervenute. Ci sono tutte, a momenti anche la UAZ, ma non le italiane. In attesa (ormai da quasi dieci anni) del modello Alfa, che se va avanti così si chiamerà Omega (ops, Entschuldigung, Opel).

Medio-superiori: Archiviato quel cassonetto chiamato Croma (la moda di infangare nomi gloriosi è sempre viva), ecco arrivare la FIAT Freemont, una Dodge Journey con nuovi interni e poche altre modifiche, pachidermica e sonnacchiosa. Troppo facile così, caro Marchionne (parte seconda). Ha un solo pregio: sostituisce la Bruttipla.

Grandi berline: La Thesis non lasciava indifferenti, la nuova Thema sì. Anche qui Marchionne è andato a colpo sicuro: una Chrysler per il mercato USA, modello transatlantico, due modifiche davanti e dietro, interni vezzosi (con l'orologio a lancette che fa tanto vorrei-la-Maserati-ma-non-posso), e via. Troppo facile così (parte terza).

Monovolume grandi: Qui neanche la fatica di cambiar nome: la Chrysler Voyager diventa Lancia, ed ecco pronta la sostituta della Phedra (pure lei prodotta quasi immutata per 8 anni, insieme alla cugina Fiat Ulysse). Troppo facile così (parte quarta)

Sportive: sparite le Alfa Brera e Spider, altro macchinone americano in arrivo, diventerà la Lancia Flavia (troppo facile così - parte quinta), quasi 5 metri di lunghezza per quasi 2 tonnellate di peso, motore solo a benzina, consumi stratosferici. Tra Freemont, Thema, Voyager e Flavia, è una bella sfida a 4. Di sumo. Del resto, non è questa l'epoca del downsizing?

Questa è la panoramica di un Gruppo che, in Italia, ha meno che dimezzato la propria quota di mercato in vent'anni, ed in Europa è ormai relegato a un ruolo marginale. Ma che importa, vero, Marchionne? Basta che il mercato tiri in Brasile, dove vendono ancora la vecchia Uno, e in America (God bless the 500, and mother Chrysler too). E' adesso che avremmo bisogno di nuovi modelli, realmente innovativi, anche a costo di osare qualcosa, ma ponendo le basi per un rilancio del brand che permetta di sfruttare al massimo il post-crisi. E invece, per il 2013 arriveranno solo alcune versioni truzze della 500, la supersportiva Alfa 4C e poco altro. Per un'età media della gamma prodotto che ormai si avvicina a quella di Andreotti. In bocca al lupo, Fiat. Dove per lupo, ovviamente, intendo Chrysler.

lunedì 28 marzo 2011

Rosicone

Rosicona part one - La Mussolini chiede che Bianca Balti venga cacciata dalla TIM: ha osato criticare Silvio. Alessa', inutile che te la prendi, solo perché le sue stanno ancora su che è una meraviglia.

Rosicona part two - Rita Dalla Chiesa, scoperta la pietosa bufala a Forum della finta aquilana pro-Silvio, reagisce piccata, sostenendo di non aver nulla di cui vergognarsi. Vero. E' solo colpa di suo padre, vittima della mafia perché si era fermamente opposto all'uso del preservativo.

giovedì 17 febbraio 2011

Ma allora lo fanno apposta

Ieri sera, ennesimo sproloquio di "Striscia" contro Gad Lerner, accusato di puntare il dito sulla mercificazione del corpo femminile ma di scrivere poi su riviste traboccanti di pubblicità sessiste (in pratica, a voler essere coerenti fino in fondo, Lerner dovrebbe scrivere solo su "Famiglia Cristiana"). Accanto ad un indignato Greggio una scollatissima Michelle Hunziker, che pochi minuti dopo "Striscia", a "Paperissima" (quindi in un programma di fascia protetta, con molti minori tra il pubblico) si presentava vestita così:

E' una bella virtù, la coerenza.

mercoledì 9 febbraio 2011

La voce dell'indisponenza

Torno a parlare di "Striscia la Notizia" perché, come ricordava Totò, ogni limite ha una pazienza.

Eccola di nuovo sdottoreggiare sul fatto che la trasmissione non ha mai avuto, di per sé, alcun ruolo nell'esplosione del triste fenomeno della mercificazione del corpo femminile. Con argomentazioni che, ormai, superano abbondantemente il ridicolo.

Primo: dicono che le veline sono scelte tramite selezioni nazionali in cui le scosciate fanciulle devono dimostrare di saper fare qualcos'altro, oltre a sorridere e tentare di ballare. Seguono stralci del programma "Veline" in cui si mostrano le uniche 3-4 concorrenti in grado di cantare, ballare o declamare Pascoli (ovviamente non selezionate). Primo pensiero che mi viene in mente: me cojoni! Secondo pensiero: che cazzo serve fargli fare quelle penose esibizioni davanti alle telecamere, se poi quel che serve è solo dimenarsi al ritmo di musica unza-unza e, al massimo, convincerci ad acquistare un'utilitaria coreana?

Secondo: dicono di non aver mai contribuito dalla stereotipizzazione del corpo perfetto, una delle cause delle boom di disturbi alimentari tra le adolescenti: tant'è vero che proponevano "Velone", e che un anno c'era una "velona", ottima ballerina, che umiliava le allora veline Lucia e Vera, subito potate per manifesta incapacità (ottima selezione, non c'è che dire!). Ovviamente nessuno di noi ha mai, mai, mai percepito queste signore oversize come delle freak date in pasto alle telecamere per meri fini di audience. Della serie: queste ve le proponiamo perché sono simpatiche e fanno pure ridere, ma poi puntualizziamo che senza la fregna non si va da nessuna parte. E poi il contratto delle veline è biennale, un'estate ogni due dovremo pur riempirla. Altro che pari opportunità!

Terzo: corollario del punto precedente, per dimostrare di non proporre un modello di donna filiforme, quelli di "Striscia" hanno tirato fuori due veline che, durante la loro partecipazione a "Striscia", erano (relativamente) "in carne". Peccato che si trattasse delle PRIME veline del programma, anno di grazia 1988! (Particolare ovviamente omesso). Il confronto tra quelle ragazze e le ultime veline è impietoso. Dieci chili in meno, buoni buoni, e non è che Simonetta e Terry fossero dei quarti di vacca. Per quello, eventualmente, c'erano le infermiere sexy Sonia Grey e Angela Cavagna, con le loro tette in gola. Mai ricordate, che strano.

Quarto: negli ultimi tempi si sono messi pure a difendere "Drive-In", in cui guarda caso Ezio Greggio era mattatore, con spericolate arrampicate sugli specchi per dimostrare che è ingeneroso tirare in ballo questo programma e, più in generale, la televisione commerciale, come fatto da alcuni autorevoli commentatori (trattati da "Striscia" come buzzurri). Noooo, cosa c'entrano mai le Ragazze Fast-Food? Quelle facevano davvero servizio bar!

Quinto: la riproposizione di filmati trash internazionali per attaccare a testa bassa quelle testate estere, tra cui il bersagliatissimo "Newsweek" (mica L'Eco di Roccamalferma), che hanno puntato il dito contro programmi come "Striscia" per descrivere lo stato pietoso della TV italiana. Che è come dire: la Bild ha scritto che a Roma sono morti quattro zingarelli, ma guardate da che pulpito: in Germania ne sono morti trecentomila! La chiusura, se non l'ostilità, a ciò che va al di là delle Alpi in nome di un qualunquismo auto-assolutorio del tipo "anche all'estero fanno così", è uno degli esempi emblematici del pensiero-tipo berlusconiano.

E, ultimo ma non meno comico, negli ultimi giorni ecco saltar fuori il vero colpevole di cotanto postribolo: "Colpo Grosso"! Con tanto di lodi sperticate e pelose alla direttrice de L'Unità, Concita De Gregorio, che in un programma correttamente cita questa trasmissione (della serie: "Questo è per chi ci accusa di essere in realtà servi di Silvio, solo più furbi"). Se anche fosse, perché, per completezza d'informazione, Greggio & Ricci non ricordano che ad importare il format sulle reti TV italiane fu Paolo Romani, fedelissimo di Silvio e attuale Ministro allo Sviluppo Economico? Ah, già, un lapsus.

Ma ora mettetevi comodi, c'è l'ennesimo finto mago da sputtanare.

P.S. Per non parlare del fatto che hanno dedicato MEZZA PUNTATA a contestare la decisione della Corte d'Appello di Roma sulla lite Del Noce-Staffelli del 2003 (!), che ha ribaltato il giudizio di primo grado a sfavore dell'inviato di "Striscia". Posso anche non essere d'accordo, ma è inutile che mi fracassiate i maroni per un quarto d'ora. Emettete un comunicato stampa se lo credete, difendetevi nelle sedi opportune, ma rosicate in silenzio.

martedì 16 novembre 2010

Letterine

Ieri, in TV, ho seguito con grande attenzione i monologhi di Fini e Bersani sui valori della destra e della sinistra. Proprio scritti bene. Sono sicuro che, quest'anno, Babbo Natale li accontenterà.

mercoledì 28 luglio 2010

Il Dossier segreto sull'Afghanistan: tutta la verità.

E' argentina, è famosa in Italia e si faceva di coca. E no, Maradona non ha cambiato sesso.

Belen ha ammesso di aver fatto uso di cocaina. E non è la cosa più forte che le è entrata nel naso.

Scoperti coca e mazzette nei locali milanesi. Era l'Awesome Hour.

Calciatori e soubrette fanno uso di coca. Trovato lo slogan per la pubblicità progresso.

L'Hollywood si difende: "Via i sequestri, ora la situazione è migliorata". C'è più gnocca.

Belen si faceva di cocaina. Nonostante i mille impegni trovava sempre un buco libero.

Ricordate lo spot TIM in cui Belen calcia un pallone fino alle stelle? Ecco la spiegazione.

Del resto non poteva che essere fatta, Belen. Ci vuole, per recitare a fianco di De Sica.

Ho saputo che Belen un tempo si faceva di coca e mi è caduto il mondo addosso. Devo trovarle un altro regalo di compleanno.

Comunque è vero, che Belen pippava di coca. C'è un reportage di Corona.

(Belen fa uso di coca, Corona fa uso di Belen, la coca fa uso di Corona.)

Belen pippava la coca. Ora è la coca che si infila dentro Belen.

(Senza nemmeno pagarle una cena)

Belen si faceva di coca. Se questi sono gli effetti collaterali, legalizziamola!

Belen pippa la coca. "Anch'io" si è affrettata a confermare la sorella.

Belen è così fatta che non ricorda mai chi si è fatta.

In realtà Belen non voleva sniffare, ma i suoi orifizi facevano corrente.

(D'altronde è una questione pneumatica, tenete conto che di solito al mare indossa mutandoni.)

Mmm, da una parte c'è una gnocca che pippa, dall'altro un ministero vagante. E qualcuno criticava Brancher.

Il sindaco di Sanremo: "Se Belen ha fatto uso di coca, non la voglio più al Festival". Ancora una volta la droga fa bene alla musica.

(Non la vuole più al Festival. Preferisce a casa sua.)

Belen se la tira, niente di nuovo.

[Autori: Castorovolante, Demerzelev, Kutavness, Van deer Gaz]

lunedì 12 luglio 2010

Post-Mondiale

Alla fin fine non sono poi così tante, le cose che ricorderemo di questo primo Mondiale africano.

La prima volta della Spagna e, per penoso contrappasso, la figuraccia storica della nazionale italiana.

Le diaboliche vuvuzelas.

Il polpo Paul e i suoi 8 pronostici azzeccati su 8.

E i 62 morti in un doppio attentato esplosivo in Uganda. Ah, no, scusate, questo non c'entra coi Mondiali. Dimenticatelo pure.

giovedì 1 luglio 2010

Italiane?

Ieri sera è andata in onda la finalissima del concorso di bellezza più assurdo della televisione italiana, assurdo fin dal nome: "Miss Italia nel mondo". Ossia: cinquanta fanciulle provenienti da ogni parte della Terra sfilano per rappresentare la bellezza italiana nel mondo. Il problema è che, assai spesso, di "italiano" in queste ragazze c'è assai poco. A volte solo il cognome. Magari hanno qualche remotissima origine dello Stivale (il classico bisnonno di qualche sperduto paesello del Sud o del Triveneto pre-boom), ma in realtà l'Italia l'han vista solo in TV (povere loro) e di italiano sanno sì e no quattro parole. Tanto basta, però, per qualificarle come "italiane" e farle partecipare a un concorso in cui, anche se "nel mondo", si rappresenta pur sempre l'Italia.

Ora mi chiedo: sono più "italiane" loro, che spesso con l'Italia non hanno quasi mai avuto rapporti, o sono più "italiane" quelle ragazze, figlie di immigrati ma nate e cresciute in Italia, che hanno sì nome e cognome straniero, ma che studiano con gli italiani, vestono come gli italiani, vivono come gli italiani e magari parlano pure in dialetto, che a qualcuno piace così tanto?

Eppure, per la prevalenza ormai anacronistica del diritto di cittadinanza "ius sanguinis" (a volte davvero poche gocce di sangue) sullo "ius soli", queste ultime - italiane in tutto e per tutto - possono trovarsi a rischio di espulsione. Con quali effetti su di loro, lo lascio immaginare a voi.

Ma tanto, chissenefrega? L'importante è mostrare un po' più di passera in TV, e magari, già che ci siamo, naturalizzare Amauri e Thiago Motta, che questa Nazionale fa proprio schifo.

mercoledì 30 giugno 2010

Viva San Minzo!

(Soundtrack: Beastie Boys, Sabotage)

Leggo su vari blog sacrosante manifestazioni di sdegno per come il TG1 ha manipolato la notizia della condanna di Dell'Utri a 7 anni di carcere. Leggo però anche, e giustamente, che molti biasimano il fatto che la maggioranza degli italiani queste manifestazioni di sdegno non le leggerà mai, continuando beatamente a guardarsi il TG1 e a credere a tutto quello che vi si racconta. Insomma, le proteste e le rettifiche del popolo della Rete rischiano di diventare per l'ennesima volta vox clamantis in deserto.

Io, però, per superare questa impasse, un'idea l'avrei.

Vi ricordate, una decina abbondante di anni fa, quei ragazzotti che portarono un carro armato in Piazza San Marco e, soprattutto, riuscirono a sovrapporsi alla voce di uno speaker del TG1 per lanciare un delirante proclama che si concludeva con "Viva il Veneto Serenissimo Governo! Viva San Marco!"?

Ecco, secondo me bisogna andare a rintracciare questi ragazzotti, chiuderli in una stanza e costringerli a rivelare, con dovizia di particolari tecnici, come cavolo avevano fatto a sovrapporsi ai ripetitori RAI.

Dopo di che, si deve produrre un'identica interferenza nell'ora di massimo ascolto del TG1 e raccontare ai telespettatori alcune delle manipolazioni da Oscar per gli effetti speciali made in Minzolini. La finta assoluzione di Mills e il servizio della Grimaldi su Dell'Utri potrebbero già bastare, prima che interrompano l'interferenza. Altrimenti, se impiegano più tempo (ma il lavoro dev'essere fatto coi fiocchi), si può proseguire ad libitum, tanto il materiale non manca proprio.

Così, almeno, la cretinata di quei ragazzotti sarà servita a qualcosa.

(E poi, in fondo, loro se la sono cavata con poco.)

venerdì 25 giugno 2010

Mondiacci vostra

Eliminati al primo turno.

E pensare che non avevo neanche giocato Lippi al Fantamorto.

venerdì 14 maggio 2010

Riferimenti culturali

Gli italiani leggono in media solo tre libri l'anno.

In compenso, le figlie di un parente di mia moglie si chiamano Anbeta e Karima.

venerdì 26 febbraio 2010

Noi che possiamo

In uno zapping post-cena mi imbatto nel TG5. Primo servizio: a Roma c'è il Salone del Mare. La giornalista si sofferma sul nécessaire per la pesca sportiva d'altura: ecco una canna da pesca da oltre cinquemila euro, ecco la barchetta per cotanto strumento (in pratica uno yacht con un pozzetto per il pescato). Servizio successivo: il Salone del Lusso a Verona, tra Ferrari, Swarowski, orologi che costano come due utilitarie, e altre pacchianerie. E, dulcis in fundo, una bara dorata con fodera in seta (perché anche nel rigor mortis si ha diritto a un po' di morbidezza) e, uditeudite, un dispositivo elettronico anti-morte apparente, che consente di chiamare un numero d'emergenza anche da sottoterra. Prezzo, ovviamente, esorbitante. Ho pensato a come avrebbe reagito un cassintegrato medio, dopo aver visto due servizi così. Ma forse, anziché arrabbiarsi, è diventato verde d'invidia.

sabato 30 gennaio 2010

Nuovi stereotipi

Stamattina mio figlio stava guardando su Italia 1 un cartone animato di Zorro. A un certo punto ho sentito un complice del cattivo di turno parlare con un marcato accento napoletano. Non siciliano, come è di solito: napoletano. Anche gli stereotipi si aggiornano.

lunedì 14 dicembre 2009

Pulp, ma non fiction

Berlusconi è a Copenhagen, al vertice mondiale sul clima. Sembra prenda appunti, invece sta disegnando una summa sull'evoluzione storica delle mutande da donna. Poi torna a Milano, fa finta di fondare ufficialmente un partito, ma prima di andarsene viene colpito al grugno da un folle con un souvenir che riproduce il Duomo. Sangue e tragedia greca annessa.

Ehi, Quentin! Se ti interessa la sceneggiatura, i diritti vengon via con poco.

martedì 24 novembre 2009

Tempi duri per i torroni

Gli anni scorsi, era una devastazione. Ogni anno sempre prima, alcuni giorni prima. Fino a un paio d'anni fa, quando si è raggiunto il culmine: le prime pubblicità natalizie invadevano il teleschermo addirittura a fine ottobre. Cioè, cavolo, hai da poco riportato i figli a scuola dopo le vacanze estive, e già sono lì i vari Bauli, Motta, Sperlari, a farti venire due pandori così.

Quest'anno è stato diverso. Fino a metà novembre, nulla. Solo adesso si inizia. Ma ancora a ranghi ridotti. E' pur sempre un mese abbondante di anticipo, ma rispetto a prima è già qualcosa. La scansione temporale dei periodi dell'anno, e delle relative festività, appare un po' meno modificata innaturalmente dai paladini del marchetting.

Finalmente un effetto benefico della crisi.

venerdì 9 ottobre 2009

Striscia. Anche troppo.

Non so voi, ma a me tutte queste prese di posizione di "Striscia la Notizia" a favore di un "certo" modo di intendere il ruolo delle veline, sembrano solo patetiche. Tutte le sere a massacrarci le balle sul fatto che in realtà siamo tutti nella stessa barca, che chi è senza peccato scagli la prima pietra, che a "Striscia" le veline sono arrivate per concorso (me cojoni), e così via, in un crescendo di qualunquismo della peggiore specie. E poi, a ruota, una serie di attacchi di vario genere a chi osa denunciare il fenomeno, tra i quali spicca per pertinacia e arroganza quello a Gad Lerner, che critica il "velinismo" e la mercificazione del corpo femminile ma poi ha l'imperdonabile colpa di scrivere su Vanity Fair, dove i nudi non mancano - ma un conto, se permettete, è Sharon Stone, un altro è Francesca Lodo o l'ultima tronista. Per non parlare di certe pubblicità, che sono a livelli da hard ma si trovano pressoché ovunque. Se volesse fare il "puro e duro", Lerner in pratica non dovrebbe più scrivere (l'unico motivo di vergogna dello scrivere su Vanity Fair, semmai, sono le poesie di Bondi). Insomma, "Striscia" sostiene di non partcipare alla mercificazione del corpo femminile e, ricordandomi qualcuno, attacca scompostamente chiunque osi dissentire. Del resto, si sa, Sonia Grey e Angela Cavagna le ha scoperte Pippo Baudo.

lunedì 21 settembre 2009

DisavVentura

Ieri promeriggio, a "Quelli che... il calcio", i Muse, contrariati per non poter suonare dal vivo, si sono scambiati di posto e hanno fatto finta di suonare / cantare, in un playback totalmente (e volutamente) fuori tempo. Micheal Bellamy che fingeva di dimenarsi alla batteria era uno spettacolo nello spettacolo. Nessuno se n'è accorto, né gli autori né la stessa Ventura. Per aver fatto fare una figura di palta all'ex giudice di X-Factor, che meriterebbe una radiazione dal video alla Briatore, i Muse - che ultimamente apprezzavo meno - hanno riguadagnato diecimila punti nella mia personale classifica di gradimento.

domenica 20 settembre 2009

Altri sei

Lo so, forse dovrei scrivere qualcosa, ma sinceramente non riesco ad affezionarmi a tutta quella retorica militarista sparata a reti unificate. Quello che penso, è pari pari su Spinoza .

giovedì 3 settembre 2009

La gnocchizzazione delle cantanti

Mi sembra di ricordare che, una volta, requisito unico ed indispensabile per aver successo come cantante fosse quello di avere una voce sopraffina. Forse perché vi era una promozione diversa, forse perché lo strapotere delle TV era molto minore, fatto sta che l'aspetto fisico del cantante, per quanto interessante per i fans, non era considerato una variabile indipendente dalla qualità delle canzoni proposte. Ora su MTV sembra di essere passati al porno soft o, nel migliore di casi, a una continua sfilata di moda. Cantanti che sono lì, e passano in video magari più volte al giorno, per un solo ed unico motivo: sono delle strafighe da paura. Che poi cantino brani di una facilità disarmante, senza il minimo acuto, o glissato, o altro, ormai non interessa più nessuno. Taylor Swift è una biondona da copertina di Max, ma la sua "Our song" è più piatta di un asse da stiro. Idem per la pantera che canta "The boy does nothing", di cui non ricordo il nome. L'importante è far lavorare la vista, non l'udito. Con il risultato che anche le cantanti già affermate si adeguano. Rihanna posa a seno nudo per Vogue. Shakira, nell'ultimo video, indossa un microabito color carne e mima atti sessuali in serie. Beyoncé fa Beyoncé. Con il risultato che ormai una bruttina dalla bella voce non si vede quasi più. A meno che non costituisca di per sè un freak. Come Beth Ditto dei Gossip, obesa e pure lesbica. Oppure Susan Boyle, brutta e pure disadattata. O, per restare da noi, Arisa, la quale è evidentemente la versione sanremese di Anna Marchesini nei panni della mitica signorina Carlo. Solo con un po' meno cofana.