Un paese della Sicilia interna, quella meno conosciuta ai turisti, ma ugualmente sorprendente nei suoi paesaggi. Dintorni di colline levigate come seni di donna, verdi come d'Irlanda in primavera e di tutte le tonalità del giallo e del bruno in estate. Il paese è inerpicato in cima a un monte, non vi si passa per caso, vi arriva un'unica strada che fa il giro del centro storico e torna su se stessa. Le guide turistiche ne parlano in poche righe, vi sono tre ristoranti e nessun albergo, ma girando per i vicoli medievali, i cortili e le scale, si scoprono piccoli tesori d'arte. I resti di un castello svevo, una chiesa madre del dodicesimo secolo, un palazzo signorile di fine Quattrocento, una chiesa del Seicento rarissima testimonianza di barocco dipinto.
In questo paese abitava un gruppo di giovani amici, ragazzi brillanti, pieni di idee ed entusiasmo, molto attivi nel proporre esperienze culturali e ricreative. Si incontravano tutti i giorni nella piazza principale, una terrazza con belvedere sui Monti Erei, e condividevano progetti, aspirazioni e speranze. Il paese doveva essere il loro laboratorio.
Sono passati alcuni anni. Una ragazza del gruppo ha iniziato l'università a Catania, ma non si trova bene, detesta quei baroni che la ricevono in studio con malcelato fastidio. Sta imparando a fare la parrucchiera per mantenersi gli studi, ma nei negozi del paese l'apprendistato è rigorosamente gratuito. Anzi, lei deve solo ringraziare chi le insegna il mestiere. Si presenta l'occasione di trasferirsi a Bologna, per lavorare e continuare gli studi. A malincuore, la ragazza lascia i famigliari e l'adorato gruppo di amici, e parte.
Un altro ragazzo, animatore della parrocchia e fondatore del gruppo scout del paese, insegna all'Istituto Alberghiero. Prende il lavoro come una missione. Lo mandano a Palermo, quartiere Brancaccio, e grazie a lui alcuni ragazzi di strada diventano baristi. Poi le cose cambiano, l'insegnamento è più discontinuo, le gratificazioni sempre minori. Con la sua ragazza, fa domanda e si trasferisce a Como.
Due loro amiche, due gemelle che adorano lavorare coi bambini, continuano a crederci, e in paese aprono una ludoteca. Ma i bambini sono sempre di meno, i loro genitori non abitano più lì, e l'esperienza dura pochi mesi. Ottengono l'abilitazione per il sostegno, e pure loro finiscono a Como.
Un ragazzo della parrocchia, di grande intelligenza e sensibilità, non riesce più a reprimere la propria omosessualità. In paese già lo prendevano in giro prima, figurarsi adesso. Trova lavoro. In provincia di Milano.
Una ragazza bellissima, altra colonna portante della parrocchia, si laurea in Scienze Infermieristiche e, dopo un breve cercare, anche lei fa le valigie e arriva in Lombardia.
Un'assistente agli anziani e il marito, operaio, prendono casa vicino a Cesena. Di lì a poco li raggiunge un'altra del gruppo, ora maestra elementare. Un'altra maestra è poco più in là, a Ravenna.
Infine, una ragazza molto volonterosa ma timidissima e insicura, che fino all'ultimo ha cercato di restare nella quiete del paese, aggrappandosi ad ogni sogno, seguendo diecimila corsi rivelatisi uno più inutile dell'altro, è costretta pure lei - persino lei! - ad ammettere che in quella piccola perla sulla collina non può sopravvivere. Concorso per operatore sociosanitario, tempo indeterminato. A Bologna. E' arrivata da pochi mesi, e si trova bene.
Ho conosciuto personalmente, uno per uno, questi ragazzi, e di loro posso solo dir bene. Li ho visti tutte le estati, sempre sulla piazza del belvedere, salutarsi come se si fossero visti il giorno prima e non fossero ormai sparpagliati in tutta l'Italia settentrionale. E ho ripensato a ciascuno di loro di fronte all'ennesimo articolo di Repubblica sulla fuga dei giovani del Sud verso il Nord, un'emigrazione interna quasi a livello da anni Cinquanta, con l'aggravante che a partire ora sono i trentenni, i più qualificati, istruiti e dinamici. Articoli così non mi stupiscono più, ma non per questo diminuisce la mia rabbia, a ripensare a come sarebbe quel paesino se solo avesse potuto e voluto trattenere le sue menti migliori. Un paese ricco di fascino, ma immobile, improduttivo, svuotato, come le sue miniere. Prosciugato prima di zolfo, poi di futuro.