martedì 2 novembre 2010

Loro sì che avevano capito tutto

Ieri, mentre mi facevo la barba, ho ripensato a una canzone della mia gioventù, un brano ingiustamente sottovalutato, che però presenta almeno due pregi. Il primo è dimostrare quanto, negli ultimi vent'anni, la nostra classe politica sia rimasta agli stessi livelli di prevedibilità e propensione a determinati comportamenti. Il secondo, non meno importante, è aprirci gli occhi sul fatto che, a rendersi conto di tutto questo, ci riuscivano persino gli autori di capisaldi della canzone italiana come "Non me la menare", "Te la tiri", "6/1/sfigato" (pioniera dello stile bimbominkia) e, non ultima, "Lasciati toccare".

Il brano in questione si chiama "Il pappagallo", e apriva il secondo album degli 883, "Nord Sud Ovest Est" (1993, anno 1 a.S.), con la sfiga di capitare subito prima la ben più nota "Sei un mito". Listen and repeat:

Il pappagallo parla anche di ciò che non sa

ti guarda dallo schermo e una lezione ti dà

il pappagallo sa che cosa è giusto per te

lui sa di non sbagliare è troppo pieno di sé

Sempre in pista, con la tua giacca blu

moralista, ragioni solo tu

arrivista, per un po' d'auditel

spari a vista e si alza l'indice

estremista, ma con umanità

opportunista, sempre un po' qua un po' là

casinista: le risse pagano

ti metti in lista, politico da show

RIT: Pappagallo, noi non crediamo più

al tuo stupido parlarti addosso

pappagallo, sei uguale anche tu

siete tutti nello stesso cesso (x2)

Arrogante, non per sincerità

solamente per popolarità

replicante di chi sta sopra te

sorridente ai party negli hotel

strabordante: parole in quantità

non c'è niente che mai ti fermerà

solamente spegnendo la tivù

non ti si sente e non ci stressi più.

RIT: Pappagallo, noi non crediamo più (ecc.)

2 commenti:

Silas Flannery ha detto...

Lo sospettavo. Alla fine sei venuto allo scoperto.

Sei Mauro Repetto.

kutavness ha detto...

Touché.