martedì 19 ottobre 2010

GTI – Grandi Tesi Indimostrabili (1) – Perché la cellulite è peggio della fame nel mondo

Le grandi tragedie dell’umanità sono, in ordine crescente di gravità, la guerra, la fame nel mondo e la cellulite. Poiché l’argomento-guerra è già stato sviscerato da numerose, autorevoli fonti , oggi mi occuperò degli altri due, con particolare riguardo agli effetti della cellulite, per molti versi di gran lunga peggiori di quelli della fame nel mondo. Forse meno noti, ma peggiori. Ecco perché.

La cellulite è peggio della fame nel mondo perché costringe le Case farmaceutiche a spendere miliardi per combatterla, distogliendoli da cose molto più urgenti, come la lotta alla calvizie.

La cellulite è peggio della fame nel mondo perché è una delle cause principali della denatalità.

La cellulite è peggio della fame nel mondo perché deturpa l'ambiente.

La cellulite è peggio della fame nel mondo perché ti costringe ad aver fame per scelta, non per necessità.

La cellulite è peggio della fame nel mondo perché ha creato un turpe mercato di personal trainer.

La cellulite è peggio della fame nel mondo perché costringe gli uomini ad imbarazzanti perifrasi. Si è mai sentito parlare di "leggero languorino nel mondo"?

La cellulite è peggio della fame nel mondo perché ci costringe ad occuparci di Valeria Marini.

La cellulite è peggio della fame nel mondo per quegli inguardabili scaldamuscoli.

La cellulite è peggio della fame nel mondo. Perché è un controsenso essere felice quando finalmente ti si vedono le costole.

La cellulite è peggio della fame nel mondo. E penso di avere tutto il diritto di dirlo, nel giorno in cui una folla esalta un assassino e sputa su chi l’ha arrestato.

lunedì 11 ottobre 2010

Acqua privata, per bicipiti da urlo

Nubifragi in Sicilia, e per l'ennesima volta Agrigento si ritrova senz'acqua. Quell'acqua che pure sgorga, abbondante e microbiologicamente pura, a poche decine di chilometri dal capoluogo. E che non arriverà mai al disastrato acquedotto pubblico, bensì alla multinazionale Nestlé, che dal 2006 la imbottiglia e la rivende, a un prezzo tutt'altro che economico, a marchio Vera, pagando alla Regione Siciliana (quella di quel Lombardo che sta sempre più simpatico anche a molti PD) la bellezza di 254 euro l'anno, più 620 di concessione governativa (Fonte: questo articolo).

Il fatto è che questo caso è il forse il più eclatante, ma di certo non l'unico. In Sicilia sono rimasto colpito dal numero altissimo di marche di acqua in bottiglia, acqua che nella quasi totalità dei casi proviene proprio dai monti dell'isola. Così, mentre i rubinetti delle case a volte vanno a singhiozzo, e la bolletta idrica costa il doppio della media nazionale, i supermercati traboccano (ops) di pesantissime confezioni da 6, e nessuno rinuncerebbe alla sua bottiglia di Fontalba o di Cavagrande. Così facendo, però, a medio-lungo termine intere falde acquifere dell'isola rischiano di prosciugarsi, a cominciare proprio da quella della Nestlé, sottoposta a uno sfruttamento eccessivo. Con il paradosso che, tra qualche decina di anni, alcuni acquedotti locali smetteranno finalmente di perdere: ma non perché li abbiano riparati, bensì perché di acqua non ce ne sarà più.

Però, per evitare i soliti disfattismi e in un sussulto di obiettività, guardiamo per un attimo la questione dall'altro lato: vuoi mettere che schiena e che bicipiti ti vengono?

domenica 3 ottobre 2010

Contestualizzami questo

Da Repubblica.it:

Monsignor Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, sminuisce le polemiche sulla barzelletta con bestemmie [di Berlusconi]. "Bisogna sempre in questi momenti saper contestualizzare le cose", dice. "Certamente, non bisogna da un lato diminuire la nostra attenzione, quando siamo persone pubbliche, a non venir meno a quello che è il nostro linguaggio e la nostra condizione; dall'altra credo che in Italia dobbiamo essere capaci di non creare delle burrasche ogni giorno per strumentalizzare situazioni politiche che hanno già un loro valore piuttosto delicato", conclude Fisichella.

Va bene. Allora, Monsignor Fisichella, quello che Lei ha affermato è, teologicamente, un'emerita stronzata, una puttanata indegna del peggior paraculo. Però, Eminenza, non se la prenda: saprà di certo contestualizzare questo mio giudizio.