
La sconfitta di Renzi contro Bersani, al di là di simpatie o antipatie più o meno ideologiche, mi fa pensare a un dato di fatto. A meno che il PdL non riesca in un'impresa che equivale a scalare il Mortirolo su una Graziella, bendati, pedalando all'indietro con vento contrario il giorno dopo un ictus, quasi sicuramente neanche il prossimo vincitore delle elezioni politiche potrà almeno avvicinarsi a un record che resiste da ormai 25 anni: quello del più giovane Presidente del Consiglio. Un primato che resta saldamente in mano alla buonanima di Giovanni Goria, democristiano di Asti che per alcuni mesi a cavallo tra l'87 e l'88 guidò il governo, all'età di 44 anni. Si badi bene: non trenta, non trentacinque, ma quarantaquattro, un'età che per il resto d'Europa sarebbe abbondantemente nella media (vedi Blair, Zapatero e la Scandinavia tutta). Da 25 anni non si riesce a trovare un capo del governo di un'età almeno paragonabile (forse solo D'Alema nel '99, ma aveva comunque già passato i 50). E meno male che stiamo parlando della cosiddetta "vecchia DC", da sempre vista come una via di mezzo tra un hospice e un museo archeologico.
Ma forse una spiegazione c'è. Dopo l'infelice esperienza di governo, Goria si ammalò di tumore ai polmoni e morì ad appena 51 anni. E, da lassù (o da laggiù, dipende come San Pietro ha giudicato il suo coinvolgimento in Tangentopoli), continua a lanciare la sua maledizione contro chiunque osi sfidare il suo primato. E allora, caro Matteo, forse è stato meglio così. Sai mai che non porti sfiga?
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