lunedì 15 aprile 2013

Peppa Pig, o l'antitesi della pedagogia

Essere costretti dai propri figli a guardare decine e decine di volte gli stessi episodi di Peppa Pig, la diabolica maialina antropomorfa che, insieme alla Pimpa e ai Barbapapà, ha preso in ostaggio il palinsesto di Rai YoYo, permette di individuare alcuni tratti comuni di questo cartone animato che, a ben vedere, stridono con qualsiasi principio pedagogico e dipingono, in ultima istanza, una situazione famigliare borderline che potrebbe interessare molto da vicino gli assistenti sociali.
Riassumiamo, a beneficio dei genitori, le situazioni disfunzionali che, a lungo andare, potrebbero spingere Peppa alla strage in famiglia o, in alternativa, all'auto-macellazione:

1. I genitori, Mamma e Papà Pig, non sgridano MAI i loro figli. Il massimo che riescono a fare è un rimprovero bonario che, spesso, sfocia in una fugace presa d'atto da parte di Peppa e in una successiva risata, spesso con ribaltamento sulla schiena incluso. Ho visto Peppa e George in più episodi fare robe da chiodi, dall'infangare mezza casa al mandare in tilt il PC dove la mamma stava lavorando, dal ruttare a tavola al dare del vecchio rimbambito a Nonno Pig, e in NESSUNA di queste circostanze c'è mai stata una sanzione da parte dei genitori. Emblematico è l'episodio in cui la cameretta dei due sembra sconvolta da Katrina: prima i genitori chiedono sommessamente di riordinare, poi danno loro una mano (tranne Papà Pig che si attarda con George); infine, una volta ridotta di nuovo, in pochi minuti, la cameretta ad uno scenario post-apocalittico, i genitori tornano dai figli e, invece di urlare loro "RIMETTETE SUBITO TUTTO IN ORDINE, FOTTUTI VANDALI!", commentano: "Beh, almeno per qualche minuto è stata in ordine". E giù risate e ribaltamento sulla schiena. Autorevolezza sotto zero. Provate a farlo coi vostri figli, se avete nostalgia di Pietro Maso.

2. George, due anni, in cinquanta e passa episodi non è mai riuscito ad interessarsi davvero a qualcosa di diverso dal suo "dinosauo" verde. E "dinosauo" è la sua risposta a qualsiasi domanda. Un insegnante di sostegno ravvisa in questo comportamento una chiara propensione all'autismo. I genitori, però, sembrano non accorgersi minimamente di tutto questo e, con beata inconsapevolezza, lo lasciano nel suo mondo.

3. Papà Pig è un fallito. Come definire altrimenti uno che, per appendere un semplice chiodo nel muro, tira giù mezza parete? Come definire altrimenti uno che crede di sapere tutto ma in realtà non ha un minimo di senso dell'orientamento, sbaglia le previsioni ancor più di Bersani e delega qualsiasi decisione importante a Mamma Pig? La figura paterna, in Peppa Pig, è ectoplasmica a dir poco.

4. Peppa è una maialina smorfiosa e saccente, con evidenti difficoltà relazionali. Prende in giro George un episodio sì e uno no, e nell'altro gli dice "tontolone", contribuendo alla nascita dell'effetto scenico più divertente del cartoon: le lacrime "a doccia" del fratellino. Litiga in continuazione con Susy Pecora, e per fortuna che lei sarebbe la sua migliore amica: con gli altri che fa, chiama i bracconieri? Non ha il minimo rispetto per la figura paterna, né per i nonni, dai quali spesso i due maialini sono parcheggiati.

5. A proposito di questi ultimi, Nonno e Nonna Pig stravedono per i loro nipotini, e li viziano come e più dei genitori. Nonno Pig soffre di amnesie che mettono seriamente a rischio la sua convivenza sociale, come quando dimentica Peppa e compagni su un isolotto disabitato, e i genitori, invece di denunciarlo, lo osservano mentre riparte senza nemmeno essersi accorti che i loro pargoli non sono a bordo.

6. Un discorso a parte merita la Signora Coniglio, la factotum della serie, costretta a reinventarsi di volta in volta commessa, autista, vigile del fuoco, guida turistica, bigliettaia, pilota di elicottero, cassiera e fashion blogger, in un'esaltazione molto inglese del "job" e del precariato a go-go.

7. Ciò nonostante, tutti, ma proprio tutti, sono sempre fastidiosamente felici, buttandosi a ridere per qualsiasi sciocchezza succeda o per qualsiasi stupidaggine esca dalla bocca di quella mefitica porcella. Sono risate forzate, al punto che anche un bambino di 3 anni si chiede: "Ma che cosa avranno mai da ridere stavolta?". Mah, forse perché finora ce l'hanno fatta a non diventare braciole.

8. Last but not least, Peppa Pig è censurabile anche per aver riportato in auge quel terribile vocabolo che credevamo estinto da secoli: "GALOSCE". Ma qui è un problema dei nostri doppiatori che, si sa, sono i più bravi del mondo.

In conclusione, se volete che i vostri figli crescano equilibrati e consapevoli cittadini di domani, evitate Peppa Pig come la peste. Non solo vi ringrazieranno, ma mangeranno anche le salsicce più volentieri.

mercoledì 10 aprile 2013

Titoli truffaldini / 2

Sto leggendo un articolo su Repubblica.it intitolato "Un mondo senza pena di morte sembra sempre più vicino", sull'ultimo rapporto di Amnesty International sulle esecuzioni capitali. Poi, scorrendo l'articolo, leggo che i Paesi-boia danno dati sempre meno attendibili sul numero di uccisioni, che in 4 Paesi sono riprese le esecuzioni capitali e che negli USA il loro numero è rimasto costante rispetto al 2011.
A questo punto mi chiedo: chi devo mandare affanculo per primo? Il titolista, Repubblica.it o Amnesty?

venerdì 22 marzo 2013

Dù marò!

Mi sto immaginando un'ipotetica conversazione tra i governi italiano e indiano:
- Dopo il voto vi rimandiamo i marò.
- OK.
- No, era uno scherzo, col cazzo che li riavrete, poi li giustiziate, restano in Italia.
- Bastardi, vi bombardiamo.
- Fregasega.
- E comunque guardate che, se ce li riportate, non rischiano la pena di morte.
- Ah, OK, rieccoveli, scherzavamo di nuovo.
- Grazie.
(al loro rientro)
- Scherzavamo pure noi. Uccideteli!
BANG. BANG.

venerdì 8 marzo 2013

Donne e danni

Oggi, 8 marzo, festa della donna, la Rete risplende di due meravigliosi epic fail.

Il primo ce l'ha regalato l'Algida, che su Facebook ha omaggiato signore e signorine con un "fiore" quanto meno equivoco:



Il secondo viene direttamente dalla FIAT che, alla faccia dei luoghi comuni, per festeggiare l'8 marzo regala "solo per oggi" i sensori di parcheggio!



Invito caldamente i lettori ad aprire i relativi siti e a gustarsi i commenti...

lunedì 4 febbraio 2013

Dipendenze

Quartiere periferico di una città italiana di medie dimensioni, esterno giorno. Due giovani assistenti sociali escono da un condominio dall'aspetto decoroso.
- Ti prego, Sara, fermiamoci un attimo a prendere un caffè: ne ho un gran bisogno.
- Stavo per chiedertelo io, Elisa. Sono sconvolta.
- Anch'io. Non ho mai visto nulla di simile.
- Tremendo. Non mi viene in mente altro. Tremendo.
- Non ho mai visto una situazione così grave. E in così poco tempo...
- Diomio, quella casa...
- Come era conciata...
- Sporca, abbandonata... Quei piatti da lavare tutti incrostati, quel pavimento... C'erano delle patacche persino sulla TV!
- Se viene l'Ufficio di Igiene si mettono le mani nei capelli.
- E che disordine... panni sporchi ovunque, giocattoli in giro che a momenti non si riusciva neppure a camminare...
- E dire che da fuori non sembra. Poi entri, ed è il finimondo.
- Un inferno... e quei bambini...
- Che pena mi hanno fatto...
- Lerci, denutriti, abbandonati a se stessi: si vede subito che i genitori non li considerano.
- Quelle occhiaie... quegli occhi così tristi...
- Più che tristi, direi rassegnati.
- Ecco, rassegnati, giusto: di chi sa di non potersi aspettare più nulla dai genitori.
- Hai visto come ci hanno abbracciato, appena siamo entrate?
- Sì, come se non avessero un contatto umano da tempo.
- Non possono restare lì. Si rovinerebbero del tutto.
- E poi, con quei genitori...
- E' quello che mi fa rabbia, Eli. Ma li hai visti?
- Sì che li ho visti!
- Persi... completamente persi... sempre con lo sguardo chino, e secondo me non hanno ascoltato un cazzo.
- Ah, sicuro, Non vogliono ascoltare. Sono all'ultimo stadio della dipendenza, tutti e due. Drogati marci.
- Persi... Tutto il tempo lì, fuori dal mondo. "Mamma, ho sete!" "Papà, ho sete!", e loro niente! Come se non ci fossero.
- Guarda, se non facessi questo lavoro, gli avrei mollato due schiaffi, a quei due.
- Anch'io. E invece a momenti erano loro a menare i figli! Solo perché li avevano interrotti!
- Che pena. Alla fine abbiamo dovuto dargli noi da bere.
- Sì, così almeno uno dei bicchieri l'abbiamo pulito! (sorriso tirato, che subito svanisce).
- Ma dico io... ridursi così, per una cazzata simile...
- E ti dico che non sono neppure i primi! L'altro ieri parlavo con Rita, e anche lei mi diceva che ha visto un paio di famiglie distrutte allo stesso modo.
- Ci mancava pure questa.
- Ah, non so cosa dirti, Eli. Spero solo che il Ministero lo inserisca presto nella lista delle sostanze che creano dipendenza.
- E io, Sara, spero che facciano presto.
- Ma poi, mi chiedo: che cazzo ci avrà da dare tutta questa assuefazione, 'sto Ruzzle?

lunedì 3 dicembre 2012

La maledizione di Goria


La sconfitta di Renzi contro Bersani, al di là di simpatie o antipatie più o meno ideologiche, mi fa pensare a un dato di fatto. A meno che il PdL non riesca in un'impresa che equivale a scalare il Mortirolo su una Graziella, bendati, pedalando all'indietro con vento contrario il giorno dopo un ictus, quasi sicuramente neanche il prossimo vincitore delle elezioni politiche potrà almeno avvicinarsi a un record che resiste da ormai 25 anni: quello del più giovane Presidente del Consiglio. Un primato che resta saldamente in mano alla buonanima di Giovanni Goria, democristiano di Asti che per alcuni mesi a cavallo tra l'87 e l'88 guidò il governo, all'età di 44 anni. Si badi bene: non trenta, non trentacinque, ma quarantaquattro, un'età che per il resto d'Europa sarebbe abbondantemente nella media (vedi Blair, Zapatero e la Scandinavia tutta). Da 25 anni non si riesce a trovare un capo del governo di un'età almeno paragonabile (forse solo D'Alema nel '99, ma aveva comunque già passato i 50). E meno male che stiamo parlando della cosiddetta "vecchia DC", da sempre vista come una via di mezzo tra un hospice e un museo archeologico.
Ma forse una spiegazione c'è. Dopo l'infelice esperienza di governo, Goria si ammalò di tumore ai polmoni e morì ad appena 51 anni. E, da lassù (o da laggiù, dipende come San Pietro ha giudicato il suo coinvolgimento in Tangentopoli), continua a lanciare la sua maledizione contro chiunque osi sfidare il suo primato. E allora, caro Matteo, forse è stato meglio così. Sai mai che non porti sfiga?

mercoledì 7 novembre 2012

SCOOP: i titoli provvisori di canzoni italiane dedicate ai figli

Ho appreso, con doveroso sconcerto, che anche Laura Pausini si appresta a pubblicare un brano per celebrare la sua ormai prossima maternità. Ora, è risaputo che l'arrivo di figli/e genera solitamente nei cantanti un'esplosione di serotonina ed endorfine che, riversate sul pentagramma, si traducono in pallosissime lagne. Però, vuoi mettere la gioia di rompere le p... ops, volevo dire: di informare tutti, fans e non fans, di questa gioia immensa e commercialmente assai sfruttabile?
Non sono riuscito a trovare il titolo definitivo. Fonti interne all'entourage della cantante sostengono che il titolo provvisorio sia: "Evviva! Anche se somiglio a uno scaldabagno, non so dire tre parole di fila e canto la stessa canzone da 20 anni, c'è qualcuno che mi bomba!". Ma forse verrà modificato.
Del resto, anche la canzone della Nannini per la sua Penelope, "Ogni tanto", doveva originariamente intitolarsi: "Grazie, fecondazione artificiale, per farmi aspettare una creatura che, dati ISTAT alla mano, facilmente diventerà orfana prima dei 30 anni, ma intanto mi darà un bel po' di visibilità, e chissenefotte se scrivo un pezzo sconsigliato ai diabetici, io che agli inizi cantavo America ". Ma poi l'effetto del Pentothal è finito.
Per non parlare di Jovanotti: "Adesso faccio una lista della spesa di buoni sentimenti e cose ultrabanali che, cioè, per me sono bellissime perché fanno tutte parte di questo grande buffo mondo e quando cantavo Gimme Five ero troppo fatto per accorgermene" è inspiegabilmente diventato "Per te". Perdendo molto della sua poesia.
O Ligabue: del primo titolo "Oh cazzo, stavolta non ho fatto attenzione, va a finire che mi sputtano la fama di rocker della Bassa, da adesso in poi basta Lambrusco a stomaco vuoto" è rimasto soltanto "Da adesso in poi". Inspiegabile.
Ma anche Biagio Antonacci, prima di minacciare la sua creatura col titolo "Assomigliami", aveva pensato a qualcosa tipo: "E adesso, altre tonnellate di melassa solo per voi, dal papà più figo della musica italiana. Ora saprò a chi dedicare i prossimi copiosi Telegatti".
E non dimentichiamoci di Eros Ramazzotti: la prima versione di "L'Aurora", sempre secondo fonti ben informate, aveva come titolo "Finalmente mi sono deciso a dirle di girarsi, a questa ragazzina svizzera dal culo che fa sbavare tutti gli italiani".
Insomma, è un vero peccato che vi siano di mezzo produttori e case discografiche: coi titoli originari, queste canzoni sarebbero state forse non meno melense, ma di sicuro più sincere.

(grazie ad Alessandra Giovannini per l'idea)