Il fatto è che questo caso è il forse il più eclatante, ma di certo non l'unico. In Sicilia sono rimasto colpito dal numero altissimo di marche di acqua in bottiglia, acqua che nella quasi totalità dei casi proviene proprio dai monti dell'isola. Così, mentre i rubinetti delle case a volte vanno a singhiozzo, e la bolletta idrica costa il doppio della media nazionale, i supermercati traboccano (ops) di pesantissime confezioni da 6, e nessuno rinuncerebbe alla sua bottiglia di Fontalba o di Cavagrande. Così facendo, però, a medio-lungo termine intere falde acquifere dell'isola rischiano di prosciugarsi, a cominciare proprio da quella della Nestlé, sottoposta a uno sfruttamento eccessivo. Con il paradosso che, tra qualche decina di anni, alcuni acquedotti locali smetteranno finalmente di perdere: ma non perché li abbiano riparati, bensì perché di acqua non ce ne sarà più.
Però, per evitare i soliti disfattismi e in un sussulto di obiettività, guardiamo per un attimo la questione dall'altro lato: vuoi mettere che schiena e che bicipiti ti vengono?
2 commenti:
La tua analisi è particolarmente interessante. Su Nestlé e la Sicilia aggiungerei un tassello:
http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/operazione-palermo-ny/padrini-a-spasso/padrini-a-spasso.html
Non ti sfuggirà chi era il presidente della Sicilia sia nel 2006 che nel 2007, che fine ha fatto e perché.
Nestlé dice di essere estranea ai rapporti con Mandalà, o meglio di essere stata inconsapevole di quello che Frank Calì rappresentava, e nessuno ha mai dimostrato il contrario. Ma a me le coincidenze non piacciono.
Questo, ovviamente, non per assolvere Lombardo o il Pd, che hanno le loro grane dirette, da Lombardo a Crisafulli e Cardinale.
Copierò in toto l'articolo... Non conoscevo questa ennesima nefandezza della Nestlè, aiutata dal "buon governo" della Regione Sicilia.
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