mercoledì 30 giugno 2010

Viva San Minzo!

(Soundtrack: Beastie Boys, Sabotage)

Leggo su vari blog sacrosante manifestazioni di sdegno per come il TG1 ha manipolato la notizia della condanna di Dell'Utri a 7 anni di carcere. Leggo però anche, e giustamente, che molti biasimano il fatto che la maggioranza degli italiani queste manifestazioni di sdegno non le leggerà mai, continuando beatamente a guardarsi il TG1 e a credere a tutto quello che vi si racconta. Insomma, le proteste e le rettifiche del popolo della Rete rischiano di diventare per l'ennesima volta vox clamantis in deserto.

Io, però, per superare questa impasse, un'idea l'avrei.

Vi ricordate, una decina abbondante di anni fa, quei ragazzotti che portarono un carro armato in Piazza San Marco e, soprattutto, riuscirono a sovrapporsi alla voce di uno speaker del TG1 per lanciare un delirante proclama che si concludeva con "Viva il Veneto Serenissimo Governo! Viva San Marco!"?

Ecco, secondo me bisogna andare a rintracciare questi ragazzotti, chiuderli in una stanza e costringerli a rivelare, con dovizia di particolari tecnici, come cavolo avevano fatto a sovrapporsi ai ripetitori RAI.

Dopo di che, si deve produrre un'identica interferenza nell'ora di massimo ascolto del TG1 e raccontare ai telespettatori alcune delle manipolazioni da Oscar per gli effetti speciali made in Minzolini. La finta assoluzione di Mills e il servizio della Grimaldi su Dell'Utri potrebbero già bastare, prima che interrompano l'interferenza. Altrimenti, se impiegano più tempo (ma il lavoro dev'essere fatto coi fiocchi), si può proseguire ad libitum, tanto il materiale non manca proprio.

Così, almeno, la cretinata di quei ragazzotti sarà servita a qualcosa.

(E poi, in fondo, loro se la sono cavata con poco.)

martedì 29 giugno 2010

Daria e la cometa

Bologna, seconda metà degli anni Novanta. Serata noiosa. Decido di richiamare la mia ex, con la quale ero rimasto in buoni rapporti.

Compongo il numero, facile che sia a casa. Non usciva molto di frequente.

Qualche squillo, poi il clic. Ma la voce che risponde non è la sua.

Un "Pronto?" garbato ma risoluto.

E' LEI. E per la prima volta, dopo due anni e rotti, sento la sua voce al telefono.

Mi impappino per l'emozione: "Ehm... Pronto, buonasera, sono Paolo. Ce... Cercavo Barbara".

"Barbara non è in casa - risponde lei pacatamente - E' uscita con le sue amiche".

Non voglio mettere giù subito. Voglio risentire ancora un attimo quella voce, che sembra così diversa da quella che gli altoparlanti diffondevano pochi mesi prima, in Piazza Maggiore.

"Ah... Forse è andata a vedere la cometa?" (Hale-Bopp passava di qua proprio in quei giorni).

"Penso proprio di sì - conclude lei - Sono andate sui colli a vedere la cometa".

Riattacco ancora in preda ad un'emozione quasi infantile.

Lei non era una star dello spettacolo, o una diva del cinema o della TV.

Lei, compagna del padre di Barbara, era stata professoressa di economia e diritto alle superiori. Un dannato giorno, suo fratello Alberto si era imbarcato per Palermo. L'aereo esplose. E da allora, da quell'infame 27 giugno di quell'anno che Bologna vorrebbe non fosse mai giunto, lei si batte perché venga restituita la verità su cosa avvenne quella sera, su chi ha ucciso e chi ha coperto, su chi ha taciuto e chi ha mentito, e perché. E, a trent'anni di distanza, ancora cerca una risposta, per suo fratello, per altre ottanta vittme innocenti, e per chi non si rassegna all'oblio.

Lei è Daria Bonfietti, Presidente dell'Associazione Familiari Vittime di Ustica. Da questo blog voglio ringraziarla di cuore. A nome di chiunque, dopo decenni, non si accontenta di spiegazioni di comodo, non fa appello al segreto di Stato, e continua scientemente a rompere le scatole a chi non dà risposte.

venerdì 25 giugno 2010

Mondiacci vostra

Eliminati al primo turno.

E pensare che non avevo neanche giocato Lippi al Fantamorto.

venerdì 18 giugno 2010

Un pugno a Guccini

Bologna, primi anni Duemila. Vengono a trovarmi i miei genitori, e li porto a mangiare a due passi da casa mia, in una delle più famose trattorie della città: Da Vito.

E' famosa perché il servizio è molto alla buona e, se un cameriere ti prende di mira, stai pur certo che per te la cena sarà un inferno, ma i tuoi amici non smetteranno un attimo di ridere.

E' famosa perché si mangiano i piatti tradizionali bolognesi, unti e bisunti, ma in genere buoni e dai prezzi umani.

E' famosa perché il suo vino rosso è uno dei più imbevibili di tutta l'Emilia-Romagna.

E' famosa, soprattutto, perché ci va Guccini.

Quella sera Guccini c'era. Sedeva da solo a un tavolino da quattro, e leggeva un libro di cui, dannata miopia, non riuscivo a scorgere il titolo. Mi sentivo emozionato, cenare vicino a una personalità nota mi dava una ridicola, ma assai poco celata soddisfazione. Ed ero contento di aver beccato una serata in cui c'era anche Lui, nella mia ingenua spocchia quasi me ne vantavo coi miei.

Finiamo di cenare e ci avviamo verso l'uscita. Anche Guccini, riposto il libro, si alza. Recupero il mio finto Barbour dall'attaccapanni all'ingresso, non mi accorgo degli altri, e quando mi infilo la manica mi ritrovo il pugno a dieci centimetri da un volto.

Il volto barbuto e rubizzo di un uomo grande, grosso e stupito. Guccini.

Mi sento sprofondare. "Mi scusi..." riesco solo a biascicargli, come se quel pugno gliel'avessi dato per davvero. "Pvego, pvego!", risponde lui con tono insolitamente bonario.

Usciamo uno dopo l'altro e mi fermo ad osservarlo, mentre si avvia verso Via Paolo Fabbri.

E ora che leggo dei settant'anni di quell'omone barbuto, mi torna di nuovo in mente quest'episodio, in cui ho quasi dato un pugno a uno dei miei cantautori preferiti, che abitava a cento metri da casa mia, usciva poco, e cenava nella quieta compagnia di un libro.

martedì 15 giugno 2010

In quattro anni

L'esordio della Nazionale, ieri sera, mi ha fatto tornare indietro nel tempo a quattro anni fa, al debutto degli azzurri contro il Ghana. Accipicchia, prima riflessione, sembra che questi quattro anni siano passati in un lampo, tanto vivido e preciso è il ricordo di quella serata. Man mano che si cresce, le distanze temporali sembrano appiattirsi fino a ridursi a qualcosa d'irrilevante, di accidentale. Quello che conta è l'evento, il rito che si ripete uguale a se stesso.

Eppure, mi dico un attimo dopo, a mente più fredda, lo scorrere del tempo non è un episodio, non è uno standby tra un Mondiale e l'altro, e se lo diventa, è perché probabilmente è venuto a mancare qualcosa dentro di me.

Eh no, rifletto quasi con rabbia mentre le due squadre fanno il loro ingresso in campo, in questi quattro anni - a ben vedere - è cambiato praticamente tutto.

Quattro anni fa guardavo la partita a casa di un caro amico, col videoproiettore che sparava il gol di Pirlo un metro per due sulla parete bianca. Oggi vedo questi amici col contagocce, nei sempre più rari aperitivi.

Quattro anni fa vivevo ancora nei miei cinquanta metri quadri vicino al Sant'Orsola, e non mi passava neanche per l'anticamera del cervello di cambiare casa. Oggi la TV è su una colonna frigo-forno che ha i giorni contati, appena la casa nuova avrà la sua cucina nuova.

Quattro anni avevo appena iniziato un contratto a progetto presso un centro studi, facevo le mie ricerche all'Università ed ero carico come una molla. Ora, scaduto il contratto a progetto, mollata l'Università su diretto consiglio del Prof. ("Si guardi intorno, non riesco a sistemarvi tutti"), e dopo aver visto coi miei occhi come funzionino i concorsi da ricercatore, mi arrabatto tra una collaborazione a progetto e un'altra, entrambe a Modena, abbastanza interessanti e retribuite decentemente, ma con un rimpianto che proprio non mi va via.

Quattro anni fa stavamo in quattro su un divano sfondato, con abbondanti birre fredde da entrambi i lati, a sgolarci per Iaquinta e Cannavaro. Oggi, mentre Bagni il portasfiga esclama "E' un buon momento!" tre minuti netti prima del gol del Paraguay, salgo su una scala e riparo il perno di una wasistas, in sottofondo il brusio delle wuwuzelas.

Quattro anni fa avevo due bambini in meno, per quanto uno fosse già in arrivo. Oggi abbraccio forte Marco che ha deciso di dormire nel suo letto, abbandonando il lettino con le sbarre, mentre Martina, occhioni azzurri e ciuccio in bocca, si chiede cosa sarà quella strana scatola luminosa con delle cose che si muovono sopra.

Quattro anni fa era appena tornato Prodi, ve lo ricordate? E l'Unione dai mille partiti, e il loro programma-monster? Oggi... Beh, soprassediamo, altrimenti mi ci vuole un trapianto di fegato.

Quattro anni fa io e mia moglie eravamo appena passati indenni dalla prima vera crisi post-matrimoniale, e l'arrivo di Marco ci faceva vedere tutto molto più semplice, le montagne si spianavano di fronte ad una sana ed incosciente dose di ottimismo. Oggi mi accorgo che Tonino Guerra, per una volta, ha detto una cretinata. Devo cambiare alcuni aspetti del mio carattere ma per far questo devo ridefinire quello che sono stato per trentacinque anni, forzare alcuni miei comportamenti, sostituire l'autorevolezza ad una calma ormai trasformatasi in indifferenza. Facile come un gol in rovesciata da ottanta metri. Bendato.

Quattro anni fa l'Italia vinse il Mondiale senza aver mai subito un gol su azione. Ieri ne ha già preso uno.

Quattro anni fa, soprattutto, non andavo a raccontare i cazzi miei in un blog. Oggi lo faccio. Perché, comunque, mi aiuta tanto. Perché sono sempre andato meglio allo scritto che all'orale. Perché altrimenti mi si rompe qualcosa dentro, ché l'autostima del portiere Green, in confronto alla mia, è granitica. E, soprattutto, perché non mi sarei mai immaginato di fare un bilancio della mia vita di fronte a ventidue idioti strapagati. Ventidue idioti che però, quattro anni fa, mi entusiasmavano fino alle urla.

La partita è finita. Marco dorme. I prossimi impegni saranno difficili, ma possiamo farcela.

giovedì 10 giugno 2010

Diversivi

Il Senato approva la legge-bavaglio, col voto di fiducia. Il PD, anziché votare contro, abbandona l'Aula.

Il Governo non recepisce la raccomandazione dell'ONU di introdurre il reato di tortura nel Codice Penale.

Nella Finanziaria previsto il taglio dell'assegno di assistenza per i Down, già in precedenza miserrimo.

Silvio dichiara che è "infernale" governare rispettando i principi della Costituzione.

L'Aquila rischia di restare abbandonata a se stessa per pura ripicca, mentre i rinforzi dei primi edifici antisimici delle new towns già sono a rischio per un dettaglio assolutamente imprevedibile: la polvere.

Di fronte a tutto questo, mi viene da dire una sola cosa, gridare una sola cosa con tutta la voce che ho in gola:

BEN ARRIVATO, LORENZO MATTIA!!!

lunedì 7 giugno 2010

Da che pulpito

"L'idea che le lavoratrici del pubblico impiego vadano in pensione a 65 anni non mi terrorizza", ha dichiarato Emma Marcegaglia, nota maestra elementare.