Compongo il numero, facile che sia a casa. Non usciva molto di frequente.
Qualche squillo, poi il clic. Ma la voce che risponde non è la sua.
Un "Pronto?" garbato ma risoluto.
E' LEI. E per la prima volta, dopo due anni e rotti, sento la sua voce al telefono.
Mi impappino per l'emozione: "Ehm... Pronto, buonasera, sono Paolo. Ce... Cercavo Barbara".
"Barbara non è in casa - risponde lei pacatamente - E' uscita con le sue amiche".
Non voglio mettere giù subito. Voglio risentire ancora un attimo quella voce, che sembra così diversa da quella che gli altoparlanti diffondevano pochi mesi prima, in Piazza Maggiore.
"Ah... Forse è andata a vedere la cometa?" (Hale-Bopp passava di qua proprio in quei giorni).
"Penso proprio di sì - conclude lei - Sono andate sui colli a vedere la cometa".
Riattacco ancora in preda ad un'emozione quasi infantile.
Lei non era una star dello spettacolo, o una diva del cinema o della TV.
Lei, compagna del padre di Barbara, era stata professoressa di economia e diritto alle superiori. Un dannato giorno, suo fratello Alberto si era imbarcato per Palermo. L'aereo esplose. E da allora, da quell'infame 27 giugno di quell'anno che Bologna vorrebbe non fosse mai giunto, lei si batte perché venga restituita la verità su cosa avvenne quella sera, su chi ha ucciso e chi ha coperto, su chi ha taciuto e chi ha mentito, e perché. E, a trent'anni di distanza, ancora cerca una risposta, per suo fratello, per altre ottanta vittme innocenti, e per chi non si rassegna all'oblio.
Lei è Daria Bonfietti, Presidente dell'Associazione Familiari Vittime di Ustica. Da questo blog voglio ringraziarla di cuore. A nome di chiunque, dopo decenni, non si accontenta di spiegazioni di comodo, non fa appello al segreto di Stato, e continua scientemente a rompere le scatole a chi non dà risposte.
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