mercoledì 14 ottobre 2009

Coming out

Bologna, maggio 1995. In alcune sedi centrali dell'Università si tiene la rassegna UNIV-Italia, sponsorizzata dalla Fondazione CRUI e dedicata alla presentazione di papers tematici da parte di studenti e ricercatori. In quell'anno, dedicato alla comunicazione, partecipo anch'io con alcuni amici, presentando un paper su come è affrontato il tema del lavoro nei principali quotidiani nazionali. Le aule sono strapiene, vi è una grande partecipazione, l'ambiente mi carica molto. L'ultimo giorno, nella meravigliosa cornice dell'Aula Absidale di Santa Lucia, vi è una conferenza conclusiva. L'Aula è gremita, si fa fatica ad entrare. Vi sono due relatori. La prima, una signora di mezz'età con gli occhiali, inizia a parlarci dell'università come luogo privilegiato per esperire il piacere della scoperta. Parla del ruolo centrale della ricerca, dell'importanza del creare dal basso gruppi di studio ed interesse su determinate tematiche, della necessità di cogliere gli anni di Università per instaurare relazioni significative nel mondo del lavoro. La ascoltiamo tutti con grande attenzione. Al termine del suo intervento, un fragoroso applauso la saluta. Anch'io, ventenne, rimango piacevolmente sorpreso. Mi devo ricordare questo nome, penso prima di uscire.

Paola Binetti.

Oggi faccio pubblica ammenda e spero nella vostra clemenza.

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