lunedì 2 agosto 2010

Un giorno non cambia nulla

Inizio estate, sole già caldo sulla Riviera Romagnola. Nella biglietteria di una piccola stazione, un grande ventilatore dà un parziale sollievo.

In fila aspettano una coppia di quarantenni e la loro figlia, una ragazzina di dodici anni, lunghi capelli lisci e occhiali da vista dalla montatura spessa. La ragazza è emozionatissima, non vede l’ora che sia il loro turno, che finalmente dall’altra parte del vetro si materializzi il biglietto per la felicità. Parigi! Primo viaggio all’estero della sua vita. L’avventura di un’intera giornata in treno, a respirare ogni paesaggio, e la sera arrivare in quella città sconfinata, che di sicuro la lascerà a bocca aperta, senza parole, ad ascoltare solo il suo batticuore.

Ecco, tocca a loro.

“Buongiorno, mi dica”, fa il bigliettaio al padre.

“Buongiorno. Vorremmo prenotare tre posti sul treno diurno da Bologna a Parigi, per il due del mese prossimo”.

Le parole magiche son tutte qui.

“Il due? – si stupisce il bigliettaio – Ne è proprio sicuro?”

Il padre è colto di sorpresa: “Sì, perché?”

“Se vuole farsi il viaggio in treno – consiglia l’uomo, sfogliando l’orario – quel giorno lì glielo sconsiglio proprio”.

“E perché?” fa eco la madre.

“Perché sarà il giorno più pieno dell’anno, a Bologna sarà un carnaio, rischiate di partire già stressati. Tra l’altro, il treno è quasi del tutto pieno, e quel giorno lì è facile che porti ritardo”.

Lo sguardo della madre trasmuta in una smorfia.

Il bigliettaio si sporge leggermente verso il padre, in fila non c’è nessun altro.

“Sa cosa farei, se fossi in voi?”

“Cosa?” chiede il padre, brusco. Rinunciare, non se ne parla. Sono i suoi unici giorni di ferie dell’anno, vuole goderseli con la famiglia in un posto che non sia il solito mare. E poi c’è la promessa fatta a sua figlia.

“Partirei o di sera, con le cuccette, che però costano di più, oppure il giorno dopo, il tre, quando sarà tutto molto più tranquillo. Potrete scegliere i posti, ci sarà meno ressa”.

La figlia mette il broncio. Ogni ora in meno a Parigi le pesa come una zavorra. Se potesse, partirebbe all’istante.

“Datemi retta – conclude il bigliettaio – Perderete un giorno di vacanza, ma poi la vivrete in modo decisamente migliore”.

Il padre esita. Sacrificare un giorno di vacanza su dieci non è mai piacevole. “Papà, partiamo lo stesso!”

“Invece, secondo me – interviene la madre – il bigliettaio ha ragione. Meglio rimandare al giorno dopo. Sono stanca, non ho voglia di partire già stressata”. La figlia la guarda storta.

Il padre riflette. Cerca di immaginarsi come potrebbe essere la stazione di Bologna quella mattina. Non ci riesce, non l’ha mai vista piena, a Bologna ci sarà andato sì e no tre volte in tutta la sua vita. Ma il pensiero di quella bolgia lo atterrisce. No, il casino prima di partire, no.

“Io le ho detto quel che penso – taglia corto il bigliettaio – poi decida lei”.

Dietro i tre arrivano altri turisti.

“Va bene – si rassegna il padre – Partiamo il giorno dopo, il tre. Se si può fare il viaggio con più calma…”

“Papà…”

“Cristina, dai, alla fine un giorno non cambia nulla”.

La figlia cova una rabbia sorda, ma si adegua. Ora quel biglietto non le sembra più così magico. Mentre escono, i genitori cercano di convincerla della loro scelta. Un gelataio accorre in loro aiuto.

“Ricordiamoci di avvisare la Gemma e Ido” dice il padre, passando davanti a una cabina telefonica.

“Non penso sia un problema – risponde la madre – e a Paolo farà piacere”.

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Quelle tre persone erano mio padre, mia madre e mia sorella.

Il due, la stazione di Bologna saltò in aria.

Se quel bigliettaio non avesse insistito, mi sarei con ogni probabilità ritrovato, a cinque anni, orfano di padre e madre, e privato di una sorella di dodici anni che mi insegnava a leggere e scrivere. Non so con chi, né come sarei cresciuto. Mio fratello non sarebbe mai nato. E le vittime sarebbero state ottantotto. Perché i miei e Cristina dovevano essere lì, su quel binario, a quell’ora.

Per questo, tutte le volte che vedo la grande lapide vicina alla sala d’aspetto ho un brivido freddo, e penso agli ottantacinque innocenti che non ebbero la fortuna di imbattersi in quel bigliettaio, così tanti proprio perché quel giorno la stazione era davvero un fottuto carnaio. E quando sento della libertà a Fioravanti, o dell’assenza di esponenti del Governo alle commemorazioni del trentennale, mi incazzo come per poche altre cose. Perché quel giorno lì qualche bastardo, fin troppo noto per far finta di nulla, gettò nella disperazione ottantacinque famiglie, e quasi ci riuscì anche con la mia.

I miei genitori hanno cercato di rintracciare il bigliettaio che inconsapevolmente salvò loro la vita. Non c’era più, era stato trasferito e nessuno ricordava dove. E quel ringraziamento è sempre rimasto in sospeso. Non so se, dopo trent’anni, quell’uomo sia ancora vivo, se sia in pensione, e se gli sia mai tornato in mente quel consiglio disinteressato dato a tre perfetti sconosciuti. Ma oggi più che mai voglio e devo dirglielo: ovunque lei sia, grazie, signor bigliettaio.

giovedì 29 luglio 2010

Herat Inevitabile

Due militari uccisi in Afghanistan. Solo leggermente ferita una terza. Era appena scaduta l'offerta.

(Nell'incidente ha riportato solo lievi escoriazioni il capitano Federica Luciani. Vogliono la parità e manco sono capaci a saltare in aria)

I due militari, secondo quanto si è appreso, erano specialisti del Genio. Nomen/Omen un cazzo.

Afghanistan: due militari italiani uccisi nell'esplosione di un ordigno artigianale.L'occupazione sta favorendo il ritorno della piccola impresa.

"Le salme arriveranno direttamente da Herat, senza passare per Kabul". E senza ritirare le 20.000 lire.

(E nessuno finirà in prigione)

Afghanistan, due militari italiani sono morti per lo scoppio di un ordigno improvvisato. L'avevano scambiato per uno dei loro.

Berlusconi commenta: "Le parole non hanno senso". Appunto.

Il Senato ha osservato un minuto di silenzio. Polemiche per alcuni pianisti che hanno proseguito per un altro minuto.

Uno dei soldati morti era stato intervistato 20 giorni fa dal TG1. Certo che quando il destino si accanisce...

La Russa: "Questo e il prossimo saranno i mesi più difficili". Dannate partenze intelligenti.

(Il Senato ha immediatamente osservato un minuto di silenzio. Dell'Utri aveva preso la rincorsa).

Silvio Berlusconi si è detto «rattristato» per le nuove vittime italiane. Mica è festa ad ogni morto come per Vianello!

(Domani in Italia arriveranno le due salme. Silvio è tesissimo. È chiuso da ore in una stanza a ripassare la barzelletta.)

Berlusconi ha detto che quando arrivano queste notizie così drammatiche "ci si domanda se valga la pena". Di leggere l'articolo.

(Per il premier, dunque, queste notizie "creano dolore ma è giusto fare quello che facciamo", ha reso noto richiudendosi la zip)

("Queste notizie creano dolore", dichiara Berlusconi ripiegando la Gazzetta)

Antonio Di Pietro, a nome dell'Idv, ha detto che "oggi è un giorno di lutto per tutto il Paese e ogni polemica sulla nostra presenza in Afghanistan risulterebbe strumentale". E questo polemizzando con Berlusconi.

Intanto si indaga per capire se la deflagrazione si sia stata azionata da un comando a distanza o se è stata solo fortuna.

Altri 2 morti italiani in Afghanistan. Il totale arriva a 29. Ma il record degli USA è ancora lontano.

[Autori: Asc, Cani & Porci, Castorovolante,Kra, Kutavness, Orio, UomoMordeCane. Special Guest: Julija o Juljia o come cazzo si scrive...]

mercoledì 28 luglio 2010

Il Dossier segreto sull'Afghanistan: tutta la verità.

E' argentina, è famosa in Italia e si faceva di coca. E no, Maradona non ha cambiato sesso.

Belen ha ammesso di aver fatto uso di cocaina. E non è la cosa più forte che le è entrata nel naso.

Scoperti coca e mazzette nei locali milanesi. Era l'Awesome Hour.

Calciatori e soubrette fanno uso di coca. Trovato lo slogan per la pubblicità progresso.

L'Hollywood si difende: "Via i sequestri, ora la situazione è migliorata". C'è più gnocca.

Belen si faceva di cocaina. Nonostante i mille impegni trovava sempre un buco libero.

Ricordate lo spot TIM in cui Belen calcia un pallone fino alle stelle? Ecco la spiegazione.

Del resto non poteva che essere fatta, Belen. Ci vuole, per recitare a fianco di De Sica.

Ho saputo che Belen un tempo si faceva di coca e mi è caduto il mondo addosso. Devo trovarle un altro regalo di compleanno.

Comunque è vero, che Belen pippava di coca. C'è un reportage di Corona.

(Belen fa uso di coca, Corona fa uso di Belen, la coca fa uso di Corona.)

Belen pippava la coca. Ora è la coca che si infila dentro Belen.

(Senza nemmeno pagarle una cena)

Belen si faceva di coca. Se questi sono gli effetti collaterali, legalizziamola!

Belen pippa la coca. "Anch'io" si è affrettata a confermare la sorella.

Belen è così fatta che non ricorda mai chi si è fatta.

In realtà Belen non voleva sniffare, ma i suoi orifizi facevano corrente.

(D'altronde è una questione pneumatica, tenete conto che di solito al mare indossa mutandoni.)

Mmm, da una parte c'è una gnocca che pippa, dall'altro un ministero vagante. E qualcuno criticava Brancher.

Il sindaco di Sanremo: "Se Belen ha fatto uso di coca, non la voglio più al Festival". Ancora una volta la droga fa bene alla musica.

(Non la vuole più al Festival. Preferisce a casa sua.)

Belen se la tira, niente di nuovo.

[Autori: Castorovolante, Demerzelev, Kutavness, Van deer Gaz]

lunedì 19 luglio 2010

Ecco perché non ci siamo

Perché ci vergogniamo troppo di venire.

Perché sono già passati 18 anni.

Perché tanto non ce ne frega niente, non ce ne è mai fregato nulla.

Perché in questi giorni abbiamo già i nostri bei casini.

Perché le uniche commemorazioni che ci interessano sono a Pontida e sul Monviso.

Perché è troppo vicina a quell'altra del 23 maggio.

Perché non ci hanno invitato.

Perché non c'è figa.

Perché poi ci inquadrano e si vede l'immondizia per strada.

Perché sua sorella è del PD.

Perché detestiamo la retorica, se non è funzionale al culto del Capo.

Perché è solo un pretesto per parlar male di noi.

Perché siamo già in vacanza.

Perché, per alcuni di noi, il vero eroe è Mangano.

E adesso vediamo se trovate qualche altra scusa per non esserci, merde umane.

mercoledì 14 luglio 2010

Free your mind

La notizia più letta oggi su Corriere.it è la rottura tra Belèn e Corona. Al secondo posto, la sensazionale scoperta di una lobotomia non invasiva.

lunedì 12 luglio 2010

Post-Mondiale

Alla fin fine non sono poi così tante, le cose che ricorderemo di questo primo Mondiale africano.

La prima volta della Spagna e, per penoso contrappasso, la figuraccia storica della nazionale italiana.

Le diaboliche vuvuzelas.

Il polpo Paul e i suoi 8 pronostici azzeccati su 8.

E i 62 morti in un doppio attentato esplosivo in Uganda. Ah, no, scusate, questo non c'entra coi Mondiali. Dimenticatelo pure.

giovedì 1 luglio 2010

Italiane?

Ieri sera è andata in onda la finalissima del concorso di bellezza più assurdo della televisione italiana, assurdo fin dal nome: "Miss Italia nel mondo". Ossia: cinquanta fanciulle provenienti da ogni parte della Terra sfilano per rappresentare la bellezza italiana nel mondo. Il problema è che, assai spesso, di "italiano" in queste ragazze c'è assai poco. A volte solo il cognome. Magari hanno qualche remotissima origine dello Stivale (il classico bisnonno di qualche sperduto paesello del Sud o del Triveneto pre-boom), ma in realtà l'Italia l'han vista solo in TV (povere loro) e di italiano sanno sì e no quattro parole. Tanto basta, però, per qualificarle come "italiane" e farle partecipare a un concorso in cui, anche se "nel mondo", si rappresenta pur sempre l'Italia.

Ora mi chiedo: sono più "italiane" loro, che spesso con l'Italia non hanno quasi mai avuto rapporti, o sono più "italiane" quelle ragazze, figlie di immigrati ma nate e cresciute in Italia, che hanno sì nome e cognome straniero, ma che studiano con gli italiani, vestono come gli italiani, vivono come gli italiani e magari parlano pure in dialetto, che a qualcuno piace così tanto?

Eppure, per la prevalenza ormai anacronistica del diritto di cittadinanza "ius sanguinis" (a volte davvero poche gocce di sangue) sullo "ius soli", queste ultime - italiane in tutto e per tutto - possono trovarsi a rischio di espulsione. Con quali effetti su di loro, lo lascio immaginare a voi.

Ma tanto, chissenefrega? L'importante è mostrare un po' più di passera in TV, e magari, già che ci siamo, naturalizzare Amauri e Thiago Motta, che questa Nazionale fa proprio schifo.