mercoledì 22 giugno 2011

Nell'altra stanza

Mi sta succedendo di nuovo.

Di solito è verso quest’ora della sera che avverto questa sensazione. Qualcosa che mi pervade, un calore inspiegabile, una volontà che fa a pugni con i miei casini quotidiani.

Faccio scendere la zip della tuta da ginnastica, giacca e cravatta le ho dimenticate già da un pezzo, prima ancora che imparassi a fare un nodo decente. Non sono in tuta perché ho corso, ormai pure quelle sgambate sul lungofiume sono un ricordo, e il mio fisico inizia un po’ a risentirne. La maglia aperta mi mostra impietosa un inizio di pancetta. Ma non me ne curo, a lei piaccio comunque.

Il calore si sta facendo insopportabile. Mi tolgo i pantaloni, mi sfilo la maglietta e i calzini.

Nell’altra stanza, lei mi sta già aspettando.

Mi avvicino silenziosamente. Lei è sul letto e sorride. Al contrario di me, come fossimo due vasi comunicanti, negli ultimi tempi è dimagrita, più o meno quanto io sono ingrassato, ma il suo fisico rimane irresistibile. Forse non mi ero mai accorto di quanto mi piacesse un aspetto più androgino. Ho voglia di lei come di aria di montagna.

Fino a non molto tempo fa era diverso. Litigavamo per delle stupidaggini, lei spesso si negava all’abbraccio, diceva che non mi prendevo abbastanza cura di lei, mi rinfacciava di non sentirsi difesa né protetta. A volte aveva pure ragione, non sono mai stato un cuor di leone. Ora, invece, sembra affidarsi completamente a me, è sempre pronta ad accogliermi, ad ascoltare le mie paturnie, i miei momenti di sconforto, con la stessa pazienza con cui si sorbisce il resoconto della mia giornata da disoccupato forzato. Mi aspetta nella stanza con quell’impercettibile sorriso, per darmi l’unico premio che penso di meritarmi.

Entro come se mi sentissi in fiamme. E dire che, all’inizio, avevo paura, una fottuta paura di questo calore. Per me era una novità, dopo parecchio tempo. O meglio, una sensazione che forse una volta avevo provato, di tanto in tanto, ma ora ritornava con una violenza inimmaginabile. Era cambiata lei, e stavo cambiando io. Ma come stavo cambiando? Mi stavo forse trasformando in un porco, in uno che se ne approfitta?

Ma, del resto, mi ero poi domandato, cosa c’è di male? Perché farsi così tante remore sull’istinto più naturale che si possa provare nei confronti della propria amante? Perché rinunciare a tornare a volersi bene, dopo tutto quello che era capitato?

Ora le sono di fianco, mi sfilo i boxer improvvisando un ridicolo spogliarello. Lei sorride, i suoi grandi occhi scuri mi fissano. Casomai il problema poteva ripresentarsi sotto altri aspetti. Ma non sarebbe stato certo quello a fermarmi, quando si ha così tanta voglia di ricominciare, di ristabilire un contatto, di ridare un senso alle proprie giornate.

E così, ogni sera, quando questo calore mi fa visita, mi avvicino a lei, rimuovo il lenzuolo, e lentamente mi stendo sul suo corpo sottile, facendo la massima attenzione a non urtare tubi o apparecchiature. Perché lei, da quella notte in cui mi urlò dall’auto che sarebbe sparita per molto tempo, è in stato vegetativo permanente. E io, tornato a casa con lei, non potendo donarle la morte, ogni giorno le dono il momento in cui la vita è totalmente vita.

2 commenti:

french ha detto...

disgustoso!
i pantaloni della tuta con la zip!!!!

Memo Remigi ha detto...

senza preservativo?