giovedì 26 febbraio 2009
Pacchi, bidoni & sòle
La mail arriva nel primo pomeriggio. Appuntamento alle sette in punto per un aperitivo in un bar del centro. Solo io e tre dei miei amici più fidati. Li conosco da più di dieci anni, da quando ero matricola all'Università. Al mio matrimonio uno era il mio testimone, uno il fotografo ufficiale, l'altro si è aggregato volentieri. Con due di loro ho condiviso una memorabile camperata in Spagna e Portogallo, alcune estati fa. Niente di meglio, per farsi quattro chiacchiere.
Arrivo alle sette in punto di fronte al bar. Non c'è ancora nessuno. Tipico, non sono mai puntuali. Aspetterò. Giro per le vetrine, penso un po' ai fatti miei. Si fanno le 7.15. Ancora nessuno. Invio un messaggio a quello che ha organizzato l'incontro. Giro ancora. Osservo le luci spegnersi e le saracinesche abbassarsi, una dopo l'altra. Sono già le 7.35. Nessun sms di risposta. Chiamo un altro amico. Mi comunica che è andato tutto a monte perché uno è bloccato nel traffico e un altro non se la sentiva più. Lui lo aveva saputo, ma nessuno poi mi ha avvistato del disguido.
Riprendo l'autobus per rientrare. Mi chiama l'amico organizzatore, si profonde in scuse. Sì, un po' mi secca, ho preso freddo e potevano avvisarmi prima. Ma, in fondo, io sono un tipo buono, che non serba rancore. La prossima volta, dico, organizziamo meglio. Sono cose che capitano. Un deficit di comunicazione, tutto qui.
Passano un paio di giorni. E io li richiamo, i miei amici fidati, mi informo se sono liberi in serata: tutti e tre confermano entusiasti. Ripropongo l'aperitivo, e ognuno di loro ne avrebbe proprio voglia. A quel punto, raccomandandomi la puntualità, li saluto e a ciascuno di loro confermo l'appuntamento.
In tre posti diversi.
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