lunedì 8 giugno 2009
"Mi sono ritirato: era ora!"
Durante il Gran Premio di Formula 1, intervistano Rubens Barrichello. Il brasiliano, appena ritiratosi dopo una lunga serie di guasti ed errori, conclude: "Finalmente si è rotto il cambio e mi sono ritirato". I telecronisti RAI si dilungano cinque minuti su quel "finalmente", interpretandolo come un segno di rassegnazione estrema per Barrichello, quasi lui auspicasse un qualsivoglia guasto per portare a termine una pessima gara. Oggi Stefano Zaino su "Repubblica" riprende il tema: "Tutta la sua frustrazione è simboleggiata bene dalla frase finale: per fortuna il cambio si è rotto definitivamente. E lui ha potuto posteggiare, ponendo fine al suo calvario".
Ora, a prescindere dal fatto che Barrichello non abbia affatto detto "per fortuna", io mi chiedo: ma è mai possibile che a NESSUNO di questi giornalisti sia balenato almeno per l'anticamera del cervello che quel "finalmente" non significasse, come per noi italiani, "per fortuna", ma fosse invece un'errata traduzione di "infine, alla fine"? Che in inglese si dice "finally", in francese "finalement" e in portoghese, guarda caso, proprio "finalmente"? La frase suonerebbe molto più neutra: "Alla fine si è rotto il cambio e sono uscito". E forse staremmo a sputare meno sentenze sull'arrendevolezza di un veterano della Formula Uno. Di sicuro non uno di quelli che non vede l'ora che la propria auto si guasti. Neanche in mezzo a mille peripezie. Evidentemente il collegamento dall'orecchio alla bocca (o alla mano) non prevede fermate intermedie. Che so, nel cervello.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento